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	<title>Portaletture</title>
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		<title>Il caso italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 12:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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Alla luce di quanto detto, sembra difficile non scorgere un legame di concatenazione necessaria tra alcune caratteristiche tipiche della storia italiana che la differenziano da quella europea: il ritardo nello sviluppo della modernità,[74] lo scarso radicamento della tradizione del romanzo [75] e i bassi livelli di lettura.[76] Tuttavia le cose non sono così lineari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
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<p>Alla luce di quanto detto, sembra difficile non scorgere un legame di concatenazione necessaria tra alcune caratteristiche tipiche della storia italiana che la differenziano da quella europea: il ritardo nello sviluppo della modernità,</em><a href="#[74]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[74]</strong></span></a> lo scarso radicamento della tradizione del romanzo </em><a href="#[75]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[75]</strong></span></a> e i bassi livelli di lettura.</em><a href="#[76]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[76]</strong></span></a> Tuttavia le cose non sono così lineari e un ragionamento imperniato su un simile meccanismo deduttivo rischierebbe di non dar conto dei chiaroscuri della situazione italiana. Personalmente non credo molto nel fondamento “nazionale” dell’italianità; ma questo non significa che non siano esistite e non esistano, soprattutto sul piano della lettura, importanti specificità (più difficile, invece, parlare di un qualche “primato italiano” …).</em><a href="#[77]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[77]</strong></span></a> Se prendiamo per esempio le quattro direttrici della “via italiana alla modernità” indicate da Paul Ginsborg </em><a href="#[78]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[78]</strong></span></a> (spinta all’autogoverno, vocazione europea, ricerca dell’eguaglianza e valorizzazione “bobbiana” della mitezza), non è difficile riconoscerle, o trovarle addirittura esemplificate, nella storia della lettura e dei lettori italiani. </em><a href="#[79]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[79]</strong></span></a></p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/12/donna-che-legge_renoir.jpg" rel='lytebox[il-caso-italiano]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/12/donna-che-legge_renoir-150x150.jpg" alt="" title="donna che legge_renoir" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7086" /></a>Intanto occorre dire che se è vero che il romanzo è un genere “di importazione” per la letteratura italiana, ciò vale dal punto di vista della scrittura e della storia letteraria; per quanto riguarda, invece, la lettura, l’Italia è un paese di lettori di romanzi come e più di altri paesi europei. Questo dato, su cui torneremo accennando al caso dei lettori forti, rappresenta un’eccezione, ma un’eccezione non casuale, all’interno della generale arretratezza dei livelli di lettura italiani. L’Italia è il paese della controriforma come l’Europa del nord è quello della riforma; e così come la riforma ha avuto un ruolo innegabile nello sviluppo della lettura,</em><a href="#[80]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[80]</strong></span></a> la controriforma ha significato soprattutto controlettura. Mentre l’Europa “perdeva la testa”</em><a href="#[81]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[81]</strong></span></a> per il romanzo, in pieno secolo dei Lumi la pedagogia controriformista italiana metteva in guardia contro il “peccato della lettura”, dettato dalla “concupiscenza degli occhi”</em><a href="#[82]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[82]</strong></span></a> che scorrevano le righe. La fascia di popolazione sottoposta a maggiori pressioni era proprio quella decisiva per lo sviluppo della lettura in senso moderno: i giovani, le donne, i “semplici”, esclusi dalla società colta e quindi caratterizzati da quella che la Chiesa riteneva una “infirmitas”,</em><a href="#[83]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[83]</strong></span></a> una condizione di malattia e debolezza che andava sanata. Lo scarso contributo che l’Italia ha dato alla nascita e allo sviluppo del genere romanzesco è ampiamente compensato dalla relativa ampiezza del pubblico che si raccolse intorno al precursore del romanzo, il genere cavalleresco. Ciò è testimoniato proprio dal filo da torcere che i racconti cavallereschi diedero alla censura post-tridentina.</em><a href="#[84]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[84]</strong></span></a>  </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[74]"></a> <strong>[74]</strong> O forse, come dice Latour, “non siamo mai stati moderni” (BRUNO LATOUR, <em>Non siamo mai stati moderni. Saggi di antropologia simmetrica</em>, Milano, Elèuthera, 1995).<br />
<a id="[75]"></a> <strong>[75]</strong> “L’Italia non è la patria del romanzo” (ALBERTO ASOR ROSA, <em>La storia del “romanzo italiano”? Naturalmente una storia anomala</em> in &#8220;Il Romanzo&#8221;, vol. III, a cura di Franco Moretti, Torino, Einaudi, 2002).<br />
<a id="[76]"></a> <strong>[76]</strong> Su cui si è recentemente soffermato anche GIOVANNI SOLIMINE, <em>L&#8217;italia che legge</em>, Roma-Bari, Laterza, 2010.<br />
<a id="[77]"></a> <strong>[77]</strong> VINCENZO GIOBERTI, <em>Del primato morale e civile degli italiani</em>, Torino, Utet, 1946. Forse l’unico primato italiano che mi piace ricordare, anche perché, contrariamente alla apparenze, ha un nesso con la cultura e la lettura, è quello rappresentato dall’abolizione della pena di morte: il Granducato di Toscana fu il primo nel mondo a legiferare in tal senso nel 1786.<br />
<a id="[78]"></a> <strong>[78]</strong> PAUL GINSBORG, <em>Salviamo l&#8217;Italia</em>, Torino, Einaudi, 2010, p. 46 e segg.<br />
<a id="[79]"></a> <strong>[79]</strong> Storia peraltro, soprattutto la seconda, ancor tutta da scrivere.<br />
<a id="[80]"></a> <strong>[80]</strong> JEAN-FRANÇOIS GILMONT, <em>Riforma protestante e lettura</em> in &#8220;Storia della lettura nel mondo occidentale&#8221;, a cura di Guglielmo Cavallo e  Roger Chartier, Roma-Bari, Laterza, 1995.<br />
<a id="[81]"></a> <strong>[81]</strong> <em>Il romanzo</em>, cit., vol. I, p. 138.<br />
<a id="[82]"></a> <strong>[82]</strong> PATRIZIA DELPIANO, <em>Il governo della lettura</em>, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 276.<br />
<a id="[83]"></a> <strong>[83]</strong> Ibid., p. 295<br />
<a id="[84]"></a> <strong>[84]</strong> MARINA ROGGERO, <em>Le carte piene di sogni. Testi e lettori in età moderna</em>, Bologna, il Mulino, 2006, p. 56 e segg. Vittima ricorrente fu anche l’Orlando Furioso di Ariosto. E’ interessante notare, come fa Marina Roggero a p. 60, che a scatenare l’accanimento censorio e moralistico era “la fantastica, incontenibile, arbitraria leggerezza di storie che non rispondevano ad alcun criterio di verosimiglianza e di utilità”: questo rappresenta in qualche modo il trait d’union e l’invariante di tutti gli atteggiamenti censori, siano di tipo clerico-religioso o di tipo statale-assolutistico.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/uneducazione-sentimentale/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/i-lettori-resistenti/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>La biblioteca e i lettori forti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 12:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Le pratiche di lettura dei lettori forti sono caratterizzate anche da alcune tipiche forme di possessività, diligenza e voluttà,[108] che li rendono possibili alleati delle istituzioni di pubblica lettura e insieme utenti difficili da conquistare e da soddisfare (e, per questo, doppiamente preziosi). Da un lato infatti essi, non essendo portatori di interessi specifici rivolti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri_17.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri_1" border="0"></p>
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<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/bookshelf-wheel.jpg" rel='lytebox[la-biblioteca-e-i-lettori-forti]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/bookshelf-wheel-150x150.jpg" alt="" title="bookshelf-wheel" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7103" /></a></a>Le pratiche di lettura dei lettori forti sono caratterizzate anche da alcune tipiche forme di possessività, diligenza e voluttà,</em><a href="#[108]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[108]</strong></span></a> che li rendono possibili alleati delle istituzioni di pubblica lettura e insieme utenti difficili da conquistare e da soddisfare (e, per questo, doppiamente preziosi). Da un lato infatti essi, non essendo portatori di interessi specifici rivolti a un uso parziale della biblioteca, come studiare, fare i compiti, passare il tempo, ripararsi dal freddo, ecc., ma di un interesse generale riferito alla sua funzione di casa e roccaforte della lettura, rappresentano lo zoccolo duro che è in grado anche di <em>difendere</em> la biblioteca in caso di bisogno e di proteggere la lettura contro i suoi “nemici”.</em><a href="#[109]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[109]</strong></span></a> In questo senso essi sono i veri garanti di quell’orizzonte di senso che è in grado di assicurare la <em>leggibilità</em> stessa della biblioteca e di trasmetterne l’immagine.</em><a href="#[110]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[110]</strong></span></a> D’altro lato i lettori forti sono anche utenti che mal digeriscono alcune “regole” di funzionamento del servizio bibliotecario. Tanto per cominciare questi lettori vivono come una costrizione lo stesso rapporto di prestito che è alla base del contratto di lettura della biblioteca pubblica; mal sopportano, per esempio, che una data di scadenza venga imposta alla loro lettura. Il lettore forte instaura con il libro un rapporto di grande dimestichezza e disinvoltura, che lo colloca in questo caso a una certa distanza dal bibliofilo, ma anche a grande distanza dalla trascuratezza tipica del lettore seriale, compulsivo e consumistico: il rapporto con il libro è nutrito di un rispetto a tal punto intessuto di confidenza che il lettore forte si prende con esso una serie di libertà che sono incompatibili con il servizio pubblico e, spesso, con la semplice lettura fatta da un’altra persona. Sottolineature, interpolazioni, appunti, glosse, dediche, fino agli usi impropri talvolta simpaticamente e satiricamente descritti da alcuni scrittori,</em><a href="#[111]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[111]</strong></span></a> quali l’utilizzo in funzione di zeppe, portaoggetti, portabibite, nettaunghie, parapioggia, arma impropria, ecc. ecc., sono alcuni di questi possibili comportamenti, ed è evidente che nessuna biblioteca potrà consentirli se tra i propri obbiettivi, come è giusto, si porrà anche la circolazione dei documenti. Del resto il lettore forte non pretende di ottenere questi servigi da una biblioteca pubblica: semplicemente la declassa, dal punto di vista personale, al rango di servizio utile tutt’al più per effettuare la preselezione dei titoli da acquistare, o per consultare testi occasionali, anche se dal punto di vista sociale e collettivo continua a considerarlo un servizio, anzi <em>il</em> servizio, su cui si misura il livello di civiltà di un paese.</p>
<p>La voce dei lettori forti è oggi in pericolo, nota Silvia Ballestra,</em><a href="#[112]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[112]</strong></span></a> perché sommersa da un sistema editoriale che procede con sempre maggior velocità e cecità verso la “formattazione” degli autori e dei lettori, sia nel senso della cancellazione di tutti i dati (memoria, cifre stilistiche personali, eccezioni ed eccedenze) sia nel senso dell’inserimento in un format prestabilito. L’intrattenimento (che spesso è assai poco divertente) ha la meglio sulla qualità e sulla ricerca. Per evitare che anche questo piccolo “caso italiano” dei lettori forti venga definitivamente chiuso, come è già accaduto in altri paesi, occorre amplificare e alzare la (loro) voce. E’ quello che mi pare stiano cercando di fare iniziative come quelle dei gruppi di lettura o delle carte dei diritti dei lettori. </em><a href="#[113]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[113]</strong></span></a></p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[108]"></a> <strong>[108]</strong> Per dirla con GIANFRANCO CONTINI, <em>Diligenza e voluttà. Ludovica Ripa di Meana interroga Gianfranco Contini</em>, Milano, Mondadori, 1989.<br />
<a id="[109]"></a> <strong>[109]</strong> Visto che esistono, purtroppo, sia i nemici della lettura (cfr. ÉMILE FAGUET, <em>L’art de lire</em>, Paris, Hachette, 1920, p. 108-131; ERMANNO DETTI, <em>La lettura e i suoi “nemici”</em>, Firenze, La Nuova Italia, 1998) che i nemici della biblioteca (si veda il dossier del bollettino dei bibliotecari francesi, <em>Les ennemis de la bibliothèque</em>, “BBF”, 50 (2005), 1, p. 5-63).<br />
<a id="[110]"></a> <strong>[110]</strong> Ho toccato questo punto in LUCA FERRIERI, <em>La biblioteca si legge agli estremi</em>, &#8220;Biblioteche Oggi&#8221;, XXIII (2005), 4, pp. 7-21.<br />
<a id="[111]"></a> <strong>[111]</strong> NURIA AMAT, <em>El ladrón de libros y otras bibliomanías</em>, Barcelona, Muchnik, 1997, p. 33-34; MARTIN AMIS, <em>Money</em>, Torino, Einaudi, 1999, p. 456; EMANUELE BEVILACQUA, <em>La biblioteca di Fort Knox</em>, Roma-Napoli, Theoria, 1994; ecc.<br />
<a id="[112]"></a> <strong>[112]</strong> SILVIA BALLESTRA, <em>Eppure</em>, &#8220;Alfabeta 2&#8243;, 5, p. 2.<br />
<a id="[113]"></a> <strong>[113]</strong> Per quanto riguarda i gruppi di lettura rimando a LUCA FERRIERI, <em>C&#8217;è qualcosa di nuovo oggi tra i libri: l&#8217;esperienza dei gruppi di lettura in Italia e all&#8217;estero</em> in &#8220;Progetti di lettura&#8221;, Milano, Editrice Bibliografica, 2009, ove sono presenti anche altre indicazioni bibliografiche; per le carte a:<em> Carta dei diritti del lettore</em>, a cura de L&#8217;Arcilettore,  &nbsp;<a href="http://www.arci.it/dwn.php?trigger=LTCAAA" title="http://www.arci.it/dwn.php?trigger=LTCAAA" target="_blank">http://www.arci.it/dwn.php?trigger=LTCAA&#8230;</a>; <em>Carta dei diritti della lettura</em>, Roma, Il caso e il vento, 2011.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/il-bagaglio-dellautodidatta/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> </p>
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		<title>Il bagaglio dell&#8217;autodidatta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 12:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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I lettori forti appaiono come la vera eccezione italiana. Essi sono importanti non solo e non tanto perché leggono qualche libro in più, ma perché affermano nei fatti che un altro modo di leggere è possibile. I lettori forti non sono caratterizzati dai titoli culturali [102] o dalla particolare studiosità della loro lettura. Non appartengono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri_16.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri_1" border="0"></p>
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<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/valigia-di-libri.jpg" rel='lytebox[il-bagaglio-dellautodidatta]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/valigia-di-libri-150x150.jpg" alt="" title="valigia di libri" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7096" /></a>I lettori forti appaiono come la vera eccezione italiana. Essi sono importanti non solo e non tanto perché leggono qualche libro in più, ma perché affermano nei fatti che un altro modo di leggere è possibile. I lettori forti non sono caratterizzati dai titoli culturali </em><a href="#[102]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[102]</strong></span></a> o dalla particolare <em>studiosità</em> della loro lettura. Non appartengono alla schiera di quei lettori ingobbiti alla scrivania di cui Nietzsche diceva che fanno subito intravedere quanto era basso il soffitto della loro stanza.</em><a href="#[103]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[103]</strong></span></a> Al contrario sono lettori, anzi più spesso lettrici, che leggono per il piacere di farlo; che nella pratica e nell’esperienza, non scolastica, anzi spesso extra ed antiscolastica, hanno maturato una profonda conoscenza del mondo dei libri e anche un bagaglio di trucchi di sopravvivenza. Sono lettori <em>consapevoli</em>, armati di una precisa coscienza etica,</em><a href="#[104]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[104]</strong></span></a> che non arrivano al confronto con un testo alla cieca, che non accettano supinamente le seduzioni e le imposizioni dell’industria culturale, che cercano di costruire giudizi e piste di lettura insieme personali e falsificabili. Il percorso di formazione di un lettore forte attinge e corrisponde a quello che Ramón Salaberría ha indicato come il tipico bagaglio dell’autodidatta: </em><a href="#[105]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[105]</strong></span></a>; curiosità, indipendenza, profondità di scavo e capacità di risalita. </p>
<p>L’autodidattismo appare sempre di più la condizione e il frutto di una lettura libera, serendipica, inquieta, che si ritaglia i propri tempi in lotta contro la fretta e la standardizzazione dei tempi sociali: l’autoformazione, la formazione permanente, il <em>lifelong learning</em>, sempre più necessari alla sopravvivenza delle idee in un ambiente ostile, hanno a loro volta bisogno dell’esistenza di questo tipo di lettori, irregolari e ostinati. I quali non si definiscono più, quindi, in funzione di una quantità (a volte leggono addirittura <em>pochissimo</em>, praticando le forme ecologiche della lettura del necessario) </em><a href="#[106]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[106]</strong></span></a> ma in base alla radicalità, alla multisensorialità e alla <em>differenza</em> della lettura che praticano. Una lettura che agisce sempre più come fattore di disturbo, non solo nei confronti del manovratore, ma anche del lettore stesso, che viene “disturbato”, cioè messo in discussione, dai libri che legge. Pare questa, oggi, anche l’ultima spiaggia e l’ultima chance della “democrazia letteraria”. </em><a href="#[107]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[107]</strong></span></a> </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[102]"></a> <strong>[102]</strong> Il parallelismo tra livelli di istruzione e livelli di lettura, in un paese in cui il 20% dei laureati non legge mai un libro, è un altro dei miti da sfatare.<br />
<a id="[103]"></a> <strong>[103]</strong> FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE, <em>La gaia scienza</em>, Torino, Einaudi, 1979, p. 236.<br />
<a id="[104]"></a> <strong>[104]</strong> EZIO RAIMONDI, <em>Un&#8217;etica del lettore</em>, Bologna, il Mulino, 2007.<br />
<a id="[105]"></a> <strong>[105]</strong> RAMÓN SALABERRIA, <em>Autodidactas en bibliotecas</em>, Gijón, Trea, 2010.<br />
<a id="[106]"></a> <strong>[106]</strong> Il lettore forte “ha letto […] pochissimi romanzi, ma questi hanno agito dentro di lui, sono diventati carne e sangue” (FILIPPO LA PORTA, <em>Meno letteratura, per favore!</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2010, ed. elettr., loc. 1205). Questa “tran-sustanziazione” era già stata adombrata da Fortini: “Come i morti dell’Ade i libri non possono parlare se non bevendo il nostro sangue”.<br />
<a id="[107]"></a> <strong>[107]</strong> VITTORIO SPINAZZOLA, <em>La democrazia letteraria. Saggi sul rapporto fra scrittore e lettori</em>, Milano, Edizioni di Comunità, 1984. Ma “una democrazia letteraria è reale quando i lettori sanno badare a se stessi, senza farsi troppo influenzare da classifiche, pubblicità e lanci promozionali, appoggiandosi al proprio intuito e limitandosi a leggere o critici che ritengono affidabili” (LA PORTA, <em>Meno letteratura, per favore!</em>, op.cit., loc. 1206). Per le ragioni già dette non credo che, come sembra ipotizzare Brevini (FRANCO BREVINI, <em>La letteratura degli italiani. Perché molti la celebrano e pochi la amano</em>, Milano, Feltrinelli, 2010, ed. elettr., loc. 891), questi lettori forti possano essere considerati una casta di “superlettori”, riproducendo così quella frattura tra letteratura colta e letteratura popolare, registro alto e basso (dialettale), che rappresenta una delle più negative caratteristiche della letteratura italiana. Secondo Mireia Manresa, i lettori forti, che preferisce chiamare “buoni lettori”, sono caratterizzati da numerose “debolezze” (quali ad esempio l’instabilità, l’iniscurezza ecc.) e quindi richiedono un regime di attenzione come e più dei lettori “deboli”(MIREIA MANRESA POTRONY, <em>Buenos lectores como minoría. Una falsa élite</em>, &nbsp;<a href="http://www.ibbycompostela2010.org/descarregas/11/11_IBBY2010_4.pdf" title="http://www.ibbycompostela2010.org/descarregas/11/11_IBBY2010_4.pdf" target="_blank">http://www.ibbycompostela2010.org/descar&#8230;</a>). Cfr. anche: GIANLUIGI PALA, <em>Lettori Forti &#8211; Intervista a Gianfranco Franchi</em>, &nbsp;<a href="http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/22/lettori-forti-intervista-a-gianfranco-franchi/" title="http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/22/lettori-forti-intervista-a-gianfranco-franchi/" target="_blank">http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02&#8230;</a>; YVES ALIX, <em>Forts lecteurs, vertes lectures</em>, &#8220;BBF Bulletin des Bibliothèques de France&#8221;, 2006, 6.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/i-lettori-forti/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/la-biblioteca-e-i-lettori-forti/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>La differenza italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Sarebbe interessante esaminare quindi l’ipotesi che questa sorta di peculiarità si sia espressa proprio come “differenza italiana”. In modo analogo a quanto sostiene Roberto Esposito per la filosofia,[90] si può supporre che ciò che di specifico ha la vicenda storico-letteraria italiana, nasca proprio dalla sua scarsa vocazione nazionale.[91] Per questo è descrivibile in chiave di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
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<p>Sarebbe interessante esaminare quindi l’ipotesi che questa sorta di peculiarità si sia espressa proprio come “differenza italiana”. In modo analogo a quanto sostiene Roberto Esposito per la filosofia,</em><a href="#[90]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[90]</strong></span></a> si può supporre che ciò che di specifico ha la vicenda storico-letteraria italiana, nasca proprio dalla sua scarsa vocazione nazionale.</em><a href="#[91]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[91]</strong></span></a> Per questo è descrivibile in chiave di differenza, più che di identità, per questo fa riferimento a uno “scarto”, o a uno “scatto” che si produce nel corso di un lungo conflitto culturale, e che opera proprio come interiorizzazione e riconoscimento della importanza del conflitto stesso. La differenza è in grado così di rovesciare il dato negativo del ritardo rispetto alla modernità, su cui tanto si è insistito, nel dato di una alterità rispetto alla stessa sfera del moderno.</em><a href="#[92]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[92]</strong></span></a></p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/gondolieri.jpg" rel='lytebox[la-differenza-italiana]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/gondolieri-150x150.jpg" alt="" title="gondolieri" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7092" /></a>Dal punto di vista della lettura e della sua storia questa differenza genera almeno due conseguenze tra loro divergenti (anche se non contraddittorie) su cui mi soffermerò brevemente. La prima è quella sottolineata da Marina Roggero:</em><a href="#[93]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[93]</strong></span></a> il blocco allo sviluppo della lettura con la L maiuscola, la lettura spinta e sostenuta da un “sistema” culturale coerentemente impegnato, ha alimentato la via “alternativa” della oralità e della lettura ad alta voce, di cui proprio le storie cavalleresche d’armi e d’amore sono un tramite contagioso. La seconda è quella della formazione di un agguerrito gruppo di lettori forti, cui abbiamo già accennato. Le due vie divergono sicuramente quanto al pubblico e alla cultura di riferimento. Nel primo caso si tratta di un uso rituale e popolare della lettura e della letteratura, ben rappresentata dal canto dei gondolieri veneziani descritto da Goethe: un gondoliere lancia un verso di Tasso o di Ariosto e da un canale risponde un altro con il verso seguente, “come un lamento senza tristezza”.</em><a href="#[94]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[94]</strong></span></a> Nel secondo la lettura è strettamente legata alla cultura e alla passione del libro, con tutte le sue componenti e varianti di bibliofilia e bibliofollia: pur non essendo necessariamente espressione di minoranze colte e privilegiate, richiede e alimenta una profonda conoscenza dell’arte e del mestiere di leggere. Comune, tuttavia, è il posizionamento insieme residuale e integrato, immanente e conflittuale (quell’essere “dentro e contro” che, secondo Esposito, è un’altra caratteristica tipica della cultura italiana):</em><a href="#[95]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[95]</strong></span></a> il fatto di nascere ai margini di una tradizione ma di generarne immediatamente una propria, dalla <em>filiazione</em> negata facendo nascere una nuova <em>affiliazione</em>.</p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[90]"></a> <strong>[90]</strong> ROBERTO ESPOSITO, <em>Pensiero vivente. Origine e attualità della filosofia italiana</em>, Torino, Einaudi, 2010.<br />
<a id="[91]"></a> <strong>[91]</strong> “Nulla di profondo e di intrinseco lega la filosofia italiana alla nostra nazione” (Ibid., p. 21).<br />
<a id="[92]"></a> <strong>[92]</strong> Ibid., p. 23 e segg. Sebbene Esposito neghi che questa “altra modernità” sia classificabile come “antimodernità”, è indubbio che presenti alcuni tratti simili, che sono alla base dell’esibita inattualità della filosofia italiana, come il “rifiuto di un gesto di rottura nei confronti di ciò che precede” (p. 24).<br />
<a id="[93]"></a> <strong>[93]</strong> ROGGERO, <em>Le carte piene di sogni</em>, op. cit.<br />
<a id="[94]"></a> <strong>[94]</strong> JOHANN WOLFGANG GOETHE, <em>Viaggio in Italia</em>, Milano, Mondadori, 1983, pp. 90-92. A cui potremmo accostare la lettura ritmica fatta dal contadino Migliorini mentre, deposta la zappa, arrostisce le fette di pane per il pasto, “tenendo l’Orlando aperto sopra una coscia e stando in ginocchio con l’altra gamba” (FEDERIGO TOZZI, <em>Bestie</em>, Roma-Napoli, Theoria, 1987, pp. 39-40).<br />
<a id="[95]"></a> <strong>[95]</strong> ESPOSITO, <em>Pensiero vivente</em>, cit., p. 26.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/i-lettori-resistenti/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/i-lettori-forti/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>I lettori forti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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I lettori forti (almeno 12 libri/anno) in Italia rappresentano una pattuglia quantitativamente limitata, come è inevitabile visti i livelli di lettura italiani: circa il 15,2% dei lettori (cioè di quelli che l’Istat definisce tali, ossia i “lettori di almeno un libro”, il che spesso equivale a dire di un solo libro)[96] e, quindi, circa il [...]]]></description>
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<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri_15.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri_1" border="0"></p>
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<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/leggere2.jpg" rel='lytebox[i-lettori-forti]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/leggere2-150x150.jpg" alt="" title="leggere2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7094" /></a>I <em>lettori forti</em> (almeno 12 libri/anno) in Italia rappresentano una pattuglia quantitativamente limitata, come è inevitabile visti i livelli di lettura italiani: circa il 15,2% dei lettori (cioè di quelli che l’Istat definisce tali, ossia i “lettori di almeno un libro”, il che spesso equivale a dire di un solo libro)</em><a href="#[96]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[96]</strong></span></a> e, quindi, circa il 6,8% della popolazione italiana. All’estero sono di più, ma il dato è reso difficilmente confrontabile dall’incomunicabilità statistica europea:</em><a href="#[97]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[97]</strong></span></a> per esempio, in Spagna i lettori forti sono i “lettori frequenti” del Barómetro de Hábitos de Lectura, che leggono “almeno una o due volte per settimana” e che raggiungono ben il 43,7% della popolazione;</em><a href="#[98]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[98]</strong></span></a> in Francia i <em>forts</em> (o <em>gros</em>) <em>lecteurs</em> sono quelli che leggono 25 libri l’anno. In Italia si tratta, comunque, di 4 milioni di persone, dunque una cifra nient’affatto disprezzabile, che da sola sostiene una buona fetta degli acquisti in libreria e dei prestiti in biblioteca. E che invece, come noto, viene trattata assai male dalla grande editoria, che li considera uno zoccolo ormai acquisito, su cui non c’è molto da guadagnare ma nemmeno da perdere (anche se li tratti a calci, torneranno in libreria o in biblioteca a mendicare la loro dose mensile di approvvigionamento).</em><a href="#[99]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[99]</strong></span></a></p>
<p>Più dei dati quantitativi, su cui regna una certa confusione,</em><a href="#[100]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[100]</strong></span></a> è importante analizzare la funzione nel sistema culturale e le abitudini di lettura dei lettori forti italiani. Scrive Citati:<br />
“In Italia, non è mai esistito un grande pubblico di lettori: ma, almeno fino a pochi anni fa, esisteva un numero di buoni lettori forse superiore a quello inglese, francese e tedesco. Non saprei dire quanti siano, chi siano, come si formino, come si sviluppino, come comunichino tra di loro, come muoiano e rinascano”. </em><a href="#[101]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[101]</strong></span></a></p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[96]"></a> <strong>[96]</strong> Sui livelli di lettura in Italia esiste ormai una vastissima bibliografia. Per una recente e articolata disamina mi limito a citare SOLIMINE, <em>L&#8217;italia che legge</em>, op. cit.<br />
<a id="[97]"></a> <strong>[97]</strong> A cui si aggiunge quella, tutta italiana, tra Istat (lettori forti sono quelli che hanno letto più di 12 libri nell’anno di ri-ferimento); Censis (più di 10 libri); Demoskopea (più di 20 libri) ecc. Cfr. ANNA SIGNORINI, L<em>e immagini del ‘lettore forte’ negli studi in Europa</em>, Grinzane Cavour, Premio Grinzane Cavour, 2003.<br />
<a id="[98]"></a> <strong>[98]</strong> <em>Barómetro de Hábitos de Lectura y Compra de Libros en 2010</em>, a cura della Federación de Gremios de Editores de España,&nbsp;<a href="http://www.federacioneditores.org/0_Resources/Documentos/NP_Lectura2010_V3.pdf" title="http://www.federacioneditores.org/0_Resources/Documentos/NP_Lectura2010_V3.pdf" target="_blank">http://www.federacioneditores.org/0_Reso&#8230;</a> . Dati sulla frequenza della lettura esistono anche nei dati Istat sull’Italia: per esempio nella Multiscopo del 2006 il 55,4% dei lettori dichiara di leggere almeno una volta alla settimana, cioè il 33% della popolazione (La lettura di libri in  Italia. Indagine Multiscopo 2006, Roma, Istat, 2007). Ma qui si apre un altro dei misteri statistici che affollano la sociologia della lettura italiana: com’è possibile che il 33% della popolazione sia composto di lettori “frequenti” e invece i lettori “forti” siano solo il 6,8%? Che cosa leggono frequentemente i lettori frequenti? Solo le etichette del supermercato? Magari, avremmo almeno dei consumatori consapevoli… Cfr.: ISTAT, <em>I lettori di libri in italia. Comportamenti e atteggiamenti degli italiani nei confronti della lettura</em>, Roma, Istat, 1998; EDOARDO CAIZZI, <em>Istat: i dati non tornano</em>, &#8220;La Rivisteria&#8221;, XIX (2003), 124(mar2003); GIOVANNI PERESSON, <em>I lettori a fisarmonica. I dati multiscopo sulla lettura 1993-&#8217;94</em>, &#8220;Giornale della Libreria&#8221;, CX (1997), 1(GEN97); Idem, <em>Lettore, ma non per tutta la vita</em>, &#8220;Giornale della Libreria&#8221;, CXVI (2003), 10(OTT2003); GIULIANO VIGINI, <em>Lettore. Radiografia di un malessere</em>, &#8220;Il Corriere della sera&#8221;, 123 (1998), 13/2/98.<br />
<a id="[99]"></a> <strong>[99]</strong> Esempi di questa cattiva politica editoriale verso i lettori forti sono rappresentati dalla scarsa cura del catalogo, dai prezzi alti dei libri, dall’inesistenza di politiche di fidelizzazione, dalla durata sempre più breve dei titoli in libreria, dalle interpretazioni restrittive del diritto d’autore, dalla scarsità di iniziative di informazione bibliografica, e si potrebbe continuare molto a lungo. La concentrazione editoriale in sé, come ha osservato Schiffrin (ANDRÉ SCHIFFRIN, <em>Editoria senza editori</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 1999; Idem, <em>Il controllo della parola</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2006; Idem, <em>Libri in fuga. Un itinerario politico fra Parigi e New York</em>, Roma, Voland, 2008; Idem, <em>Il denaro e le parole</em>, Roma, Voland, 2010), con la diminuzione della bibliodiversità, la sparizione delle piccole casi editrici e delle librerie di qualità, l’avvento di manager che non provengono dalla filiera del libro, lo spostamento della redditività di mercato al livello del singolo prodotto (per cui non è più possibile che un bestseller ripiani le perdite di un libro di qualità), ecc. ecc., appare come un fenomeno intrinsecamente e interamente diretto contro il lettore forte.<br />
<a id="[100]"></a> <strong>[100]</strong> Periodicamente le statistiche sui livelli di lettura annunciano con fragore di scoop il fatidico “sorpasso” da parte dei lettori (di un solo libro) nei confronti dei non lettori. Sistematicamente questo sorpasso viene rinviato o ridimensionato. Aveva cominciato addirittura un’agenzia demoscopica (GPF e Associati) nel lontano 1987, portando al 63,5% la percentuale dei lettori, subito contraddetta dai dati Istat dell’anno successivo che portavano i livelli di lettura a uno sparuto 37,5%, e poi il balletto non si è più fermato.<br />
<a id="[101]"></a> <strong>[101]</strong> PIETRO CITATI, <em>Il popolo nascosto dei nuovi lettori</em>, “La Repubblica”, 10.1.2003, p. 46. Così anche Raboni: «Se c&#8217;è qualcosa, nelle statistiche di cui stiamo parlando, che mi colpisce e mi interessa, non è quell&#8217;ottanta per cento di persone che non leggono libri, ma quel venti per cento di persone che, nonostante tutto, continuano a leggerne» (GIOVANNI RABONI, <em>Pochi lettori: mass media in aiuto</em>, “Corriere della sera”, 17.3.1996).</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/la-differenza-italiana/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/il-bagaglio-dellautodidatta/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>Un&#8217;educazione sentimentale</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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Alla base del romanzo c’è dunque la stretta unità tra lettura e pensiero: “i fatti del romanzo sono connessi in base ai meccanismi che regolano i processi mentali”.[63] Questa unità, inizialmente concepita in termini di “rispecchiamento”, si è poi rivelata molto più complessa, capace non solo di mettere in moto condizionamenti reciproci, ma di operare [...]]]></description>
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<p>Alla base del romanzo c’è dunque la stretta unità tra lettura e pensiero: “i fatti del romanzo sono connessi in base ai meccanismi che regolano i processi mentali”.<a href="#[63]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[63]</strong></span></a> Questa unità, inizialmente concepita in termini di “rispecchiamento”, si è poi rivelata molto più complessa, capace non solo di mettere in moto condizionamenti reciproci, ma di operare come nucleo espansivo della capacità di influenza del romanzo. Il rapporto tra lettura e vita che il romanzo ha istituito <a href="#[64]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[64]</strong></span></a> non sarebbe possibile senza questa unità. E questo rapporto appare, proprio nei secoli chiave della storia del romanzo, come qualcosa che si irraggia all’intera esperienza emotiva del lettore e della lettrice. Se il romanzo, come dice Mario Barenghi, prima di essere un genere letterario, è un “modo di leggere”,<a href="#[65]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[65]</strong></span></a> la “lettura romanzesca” appare come una grande educazione sentimentale. Il romanzo sentimentale, analizzato puntualmente da Beatriz Sarlo,<a href="#[66]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[66]</strong></span></a> non è solo un genere nel genere, ma è la prova provata che la “scena della lettura” richiede il pieno e libero dispiegarsi delle passioni (solo dopo di questo sarà possibile porsi anche il problema del “governo delle passioni” come voleva Rousseau).</p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/madamebovary.jpg" rel='lytebox[uneducazione-sentimentale]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/madamebovary-150x150.jpg" alt="" title="madamebovary" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7083" /></a>E qui trova posto anche il vilipeso e rivendicato <em>bovarismo</em> della lettura (che peraltro esisteva anche nel <em>Don Chisciotte</em>), ossia il diritto di credersi diversi da quello che si è, di sognare a libri aperti e il leggere a occhi chiusi, come se quelle pagine che si sollevano al ritmo del respiro di Emma <a href="#[67]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[67]</strong></span></a> potessero in qualche modo fare della allucinazione di lettura la sola realtà che conti. E infatti questa allucinazione è sommamente reale, non solo perché la febbre che divora Emma si trasmette ai suoi lettori (malattia testualmente trasmissibile come dice Pennac),<a href="#[68]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[68]</strong></span></a> ma perché essi imparano a vivere la loro vita come un romanzo. Qui si rovescia la funzione sostituiva della lettura, quella che Stendhal stigmatizzava dicendo: “non potendo fare della loro vita un romanzo, si consolano leggendo”.<a href="#[69]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[69]</strong></span></a> Infatti “ci sono persone che non si sarebbero mai innamorate se non avessero mai sentito parlare [cioè: letto, NdL] dell’amore”.<a href="#[70]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[70]</strong></span></a></p>
<p>La <em>lettrice di romanzi d’amore</em> di Pearl Abraham,<a href="#[71]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[71]</strong></span></a> ma anche il <em>vecchio che leggeva romanzi d’amore</em> di Sepúlveda,<a href="#[72]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[72]</strong></span></a> diventano così la metafora narrativa della potenza desiderante che si esprime nella lettura e della sua possibile ricaduta sulla realtà. Nella prima opera la protagonista vive sulla propria pelle una doppia persecuzione: come lettrice che legge romanzi d’amore viene considerata colpevole di indifferenza verso le sue responsabilità familiari e le viene proibito di mettere piede in biblioteca; come giovane donna viene sottoposta a una cultura patriarcale e bigotta che le impedisce perfino di scegliersi il marito. Anche Antonio José Bolivar, nel romanzo di Sepúlveda, scopre l’amore leggendo: in tutt’altro contesto e in tarda età anche per lui la lettura è lo strumento “per impadronirsi dei sentimenti […] plasmati sulle pagine”.<a href="#[73]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[73]</strong></span></a> Ancora una volta alfabetizzazione ed educazione sentimentale appaiono indissolubilmente unite.</p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[63]"></a> <strong>[63]</strong> ROSAMARIA LORETELLI, <em>L&#8217;invenzione del romanzo. Dall&#8217;oralità alla lettura silenziosa</em>, Roma-Bari, Laterza, 2010, p. 132 e segg.<br />
<a id="[64]"></a> <strong>[64]</strong> “I libri non sono la vita” – dice David Herbert Lawrence – “ma il romanzo è l’unico luminoso libro di vita” (cit. in JESSE MATZ, <em>The Modern novel. A Short Introduction</em>, Malden, MA, Blackwell Publishing, 2004, p. 10). “Leggere nel nuovo mondo”, “leggere tutto su questo!”, “leggere come se fosse per la vita” appaiono le tre parole d’ordine della lettura all’epoca del romanzo (STEVEN ROGER FISCHER, <em>A history of reading</em>, London, Reaktion, 2003, pp. 282-290).<br />
<a id="[65]"></a> <strong>[65]</strong> MARIO BARENGHI, <em>Manifesti di poetica</em> in &#8220;Il romanzo&#8221;, vol. II &#8220;Le forme&#8221;, a cura di Franco Moretti, Torino, Einaudi, 2002, p. 306.<br />
<a id="[66]"></a> <strong>[66]</strong> BEATRIZ SARLO, <em>Segni della passione. Il romanzo sentimentale</em> Ibid., vol. II, a cura di Franco Moretti.Sulla “lettura romanzesca” cfr. anche: GIOVANNA ROSA, <em>La lettura romanzesca e la &#8220;gran norma dell&#8217;interesse&#8221;</em> in &#8220;Libri per tutti. Generi editoriali di larga circolazione tra antico regime ed età contemporanea&#8221;, a cura di Lodovica Braida e altri, Torino, Utet, pp. 143-162.<br />
<a id="[67]"></a> <strong>[67]</strong> GUSTAVE FLAUBERT, <em>Madame Bovary</em>, Milano, Garzanti, 1983, p. 31.<br />
<a id="[68]"></a> <strong>[68]</strong> DANIEL PENNAC, <em>Come un romanzo</em>, Milano, Feltrinelli, 1993, p. 130.<br />
<a id="[69]"></a> <strong>[69]</strong> Cit. in WALTER SITI, <em>Il romanzo sotto accusa</em> in &#8220;Il romanzo&#8221;, vol. I, a cura di Franco Moretti, Torino, Einaudi, 2001, p. 139.<br />
<a id="[70]"></a> <strong>[70]</strong> La massima (136) è di La Rochefoucauld, e la nota del lettore (NdL) è mia (FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD, <em>Massime. Riflessioni varie e autoritratto</em>, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2001, p. 129).<br />
<a id="[71]"></a> <strong>[71]</strong> PEARL ABRAHAM, <em>La lettrice di romanzi d’amore</em>, Torino, Einaudi, 1997.<br />
<a id="[72]"></a> <strong>[72]</strong> LUIS SEPÚLVEDA, <em>Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore</em>, Parma, Guanda, 1993.<br />
<a id="[73]"></a> <strong>[73]</strong> Ivi, p. 35.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/come-un-romanzo/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/12/12/il-caso-italiano/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>Come un romanzo di Luca Ferrieri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[14-18 anni]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi e Mestieri]]></category>

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Le due cartoline iniziali da cui siamo partiti si sono rivelate così prima due “figure” di lettura, indispensabili per schizzarne una fenomenologia, e poi due assi cartesiani destinati a tagliare in due il campo della lettura del XIX e XX secolo. Ma è soprattutto all’interno del prodotto letterario privilegiato della modernità, il romanzo, e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri_10.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri_1" border="0"></p>
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<p>Le due cartoline iniziali da cui siamo partiti si sono rivelate così prima due “figure” di lettura, indispensabili per schizzarne una fenomenologia, e poi due assi cartesiani destinati a tagliare in due il campo della lettura del XIX e XX secolo. Ma è soprattutto all’interno del prodotto letterario privilegiato della modernità, il romanzo, e della sua fruizione, che queste due linee si affrontano e si confrontano. Il romanzo rappresenta “la forma artistica specifica della modernità” (come ha detto Schlegel <a href="#[56]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[56]</strong></span></a>  e dopo di lui molti altri)<a href="#[57]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[57]</strong></span></a>, proprio perché è il genere letterario che più di tutti prefigura e incorpora il momento della lettura all’interno dell’officina letteraria, nel cuore del processo diegetico, riabilitandola e insieme  riducendola a un ingranaggio di una produzione che si farà via via sempre più industriale.<a href="#[58]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[58]</strong></span></a> Il romanzo nasce dalla rottura della letteratura moralistica ed edificante, quella che aveva alimentato il filone delle “vite dei santi” da cui pure esso si era sviluppato:<a href="#[59]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[59]</strong></span></a>  esso chiede una lettura adeguata alla “commedia umana” che rappresenta e postula l’empatia del lettore come un ingrediente indispensabile al suo successo.<a href="#[60]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[60]</strong></span></a></p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/cervantes.jpg" rel='lytebox[come-un-romanzo]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/cervantes-150x150.jpg" alt="" title="cervantes" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7079" /></a>Tutto ciò determina a sua volta un mutamento nella pratica di lettura e nella <em>forma mentis</em> del lettore. Da questo punto di vista il romanzo è un esperimento cognitivo. Lisa Zunshine si chiede ad esempio come facciamo, leggendo <em>Mrs Dalloway</em> di Virginia Woolf, a capire che Peter Walsh, durante la visita inaspettata che fa alla signora Dalloway la mattina prima del party, trema visibilmente non perché afflitto dal Parkinson ma perché rivede dopo anni il suo antico amore.<a href="#[61]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[61]</strong></span></a>  Le convenzioni della forma romanzo modificano la forma mente del lettore; noi diamo per naturale ciò che non lo è affatto e ad un lettore di un secolo prima sarebbe risultato incomprensibile (infatti nessuno ci dice le ragioni del tremito di Peter Walsh, le dobbiamo capire da soli). Il linguaggio del corpo del personaggio penetra nella mente del lettore. Al termine di una storia secolare può risultare quindi del tutto logico che un benemerito comandante di polizia di Città del Messico nel 2006 “prescriva” ai suoi ufficiali la lettura di romanzi di Cervantes, Rulfo, Poe e Saint-Exupery come compito di ufficio, motivando la scelta con i guadagni che la lettura dei romanzi consente in quanto a conoscenza del mondo, padronanza del linguaggio ed empatia verso gli altri.<a href="#[62]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[62]</strong></span></a> </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[56]"></a> <strong>[56]</strong> Cit. in BRUNO MORONCINI, <em>Walter Benjamin e la moralità del moderno</em>, Napoli, Guida, 1984, p. 208.<br />
<a id="[57]"></a> <strong>[57]</strong> Cfr. almeno: GYÖRGY LUKÁCS, <em>Teoria del romanzo</em>, Milano, SE, 2004; <em>Il romanzo</em>, a cura di Franco Moretti, Torino, Einaudi, 2001; IAN WATT, <em>Le origini del romanzo borghese. Studi su Defoe, Richardson e Fielding</em>, Milano, Bompiani, 1994; ILENIA DE BERNARDIS, <em>L&#8217;illuminata imitazione Le origini del romanzo moderno in Italia: dalle traduzioni all&#8217;emulazione</em>, Bari, Palomar, 2007; ROSAMARIA LORETELLI e UGO M. OLIVIERI, <em>La riflessione sul romanzo nell&#8217;Europa del Settecento</em>, Milano, Angeli, 2005.<br />
<a id="[58]"></a> <strong>[58]</strong> “Il romanzo pretende di annettere dentro la pagina la lettura”: “se il romanzo vuole essere una bottiglia di lettura, ogni lettore è un sommelier” (TIZIANO SCARPA, <em>Cos&#8217;è questo fracasso? Alfabeto e intemperanze</em>, Torino, Einaudi, 2000, pp. 65-66). Sulla “fabbrica dei best seller” e la costruzione seriale e industriale dell’opera letteraria resta ancora fondamentale il lavoro di analisi di GIAN CARLO FERRETTI, <em>Il mercato delle lettere</em>, Torino, Einaudi, 1979 e Idem, <em>Il best seller all&#8217;italiana. Fortune e formule del romanzo &#8220;di qualità&#8221;</em>, Roma-Bari, Laterza, 1983.<br />
<a id="[59]"></a> <strong>[59]</strong> Le quali rappresentavano secondo HéctorAbad Faciolince un primo esempio di “letteratura impegnata”: HÉCTOR ABAD FACIOLINCE, <em>Literatura, compromiso y moral</em>, &#8220;El País &#8211; Babelia&#8221;, 1000 (22-1-2011).<br />
<a id="[60]"></a> <strong>[60]</strong> Sull’empatia in lettura: J. BROOKS BOUSON, <em>The empathic reader. A study of the narcissistic character and the drama of the self</em>, Amherst, University of Massachusetts Press, 1989.<br />
<a id="[61]"></a> <strong>[61]</strong> LISA ZUNSHINE, <em>Why we read fiction. Theory of mind and the novel</em>, Columbus, Ohio State University Press, 2006, p. 3.<br />
<a id="[62]"></a> <strong>[62]</strong> JAMES WOOD, <em>How fiction works</em>, London, Vintage, 2009, pp. 128-131.</p>
<p><a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/uneducazione-sentimentale/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
<p>Torna alla prima parte, <a href="http://portaletture.org/blog/2011/10/17/buona-lettura-italia-dai-libri-di-carta-all’ebook-di-luca-ferrieri/"><span style="text-decoration: underline">Buona lettura, Italia</span></a></p>
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		<title>I lettori resistenti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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Qui affonda le radici un’arretratezza ereditaria che ha condizionato anche il processo di formazione dello stato nazionale. L’unità di Italia non è stata, fino ad anni recenti, unità linguistica del paese,[85] e, ancora oggi, non è unità nei livelli di lettura e nei servizi di pubblica lettura. Siamo il paese in cui il “discorso bibliotecario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri_13.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri_1" border="0"></p>
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<p>Qui affonda le radici un’arretratezza ereditaria che ha condizionato anche il processo di formazione dello stato nazionale. L’unità di Italia non è stata, fino ad anni recenti, unità linguistica del paese,</em><a href="#[85]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[85]</strong></span></a> e, ancora oggi, non è unità nei livelli di lettura e nei servizi di pubblica lettura. Siamo il paese in cui il “discorso bibliotecario sulla lettura” ha fatto più fatica a passare, in cui il modello di public library si è affermato con maggior ritardo e difficoltà; in cui, per fare un esempio, un regolamento come quello del ministro Bonghi del 1876 ha impedito per lungo tempo di prestare in biblioteca libri “di frivolo argomento e di mero passatempo”,</em><a href="#[86]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[86]</strong></span></a> e in cui ancora oggi, purtroppo, ad ogni mutamento politico corriamo il rischio di veder mutata anche la composizione delle opere sugli scaffali.</em><a href="#[87]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[87]</strong></span></a> Il provincialismo e l’illusoria autarchia che ci hanno caratterizzato sono sopravvissuti, grazie anche al fascismo e alla fascistizzazione delle istituzioni statali e delle biblioteche italiane, fin quasi a oggi, fino a crollare di colpo, come il muro di Berlino, sotto le spallate uguali e contrarie della globalizzazione e del colonialismo culturale. Ma parole come cosmopolitismo, internazionalismo e interculturalità che pure sono scritte nel Dna della cultura del libro e della biblioteca, sono ancora oggi parole prive di cogenza e consequenzialità nel “belpaese”. </p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/11/libri.jpg" rel='lytebox[i-lettori-resistenti]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/11/libri-150x150.jpg" alt="" title="lettori resistenti" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-7089" /></a>Sarebbe miope, però, ridurre ai soli dati negativi la peculiarità della storia italiana della lettura. Intanto per un dato che da essi deriva strettamente: proprio la ristrettezza degli orizzonti, la chiusura nella Italietta, il peso della ipoteca censoria e moralistica, il “conformismo della cultura italiana”,</em><a href="#[88]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[88]</strong></span></a> hanno forgiato per contrappasso una tradizione di letture e di lettori resistenti, come anticorpi in grado di sopravvivere alla prescrizione di testi comandati e all’omologazione culturale. Ad essi va reso un doppio merito: quello di essere riusciti a difendersi e diffondersi muovendosi a zig zag attraverso ostacoli, minacce e persecuzioni, senza un servizio e un sostegno pubblico come in altri paesi europei, e quello di avere proprio per questo sviluppato una lettura avvertita, mai ingenua (talvolta anzi diffidente, anche nei confronti dei ruoli istituzionali), disposta allo scavo e al confronto critico, capace di leggere tra le righe e di leggere sullo sfondo. La clandestinità imposta alla lettura italiana per lunghi secoli bui, purtroppo non ancora finiti, ha prodotto il miracolo di una lettura <em>critica e comparata</em>,</em><a href="#[89]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[89]</strong></span></a> critica perché comparata, abituata non solo a confrontare testi diversi, ma soprattutto a confrontare il testo col contesto e con i testi assenti, cancellati, rimossi. </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[85]"></a> <strong>[85]</strong> PIETRO TRIFONE, <em>Storia linguistica dell&#8217;Italia disunita</em>, Bologna, Il Mulino, 2010.<br />
<a id="[86]"></a> <strong>[86]</strong> GIULIA BARONE e ARMANDO PETRUCCI, <em>Primo: non leggere. Biblioteche e pubblica lettura in Italia dal 1861 ai nostri giorni</em>, Milano, Mazzotta, 1976, p. 35.<br />
<a id="[87]"></a> <strong>[87]</strong> Tra gli ultimi episodi di una lunga serie: NICOLA DE ROSSI, <em>La Provincia di Venezia &#8220;mette al rogo&#8221; i libri di chi firmò la petizione per Battisti</em>, &#8220;Il Gazzettino&#8221;, 16-1-2011; e, sul caso di Preganziol, dove il sindaco ha fatto togliere dagli scaffali le opere di Saviano: MATTIA ZANARDO, <em>Il segretario provinciale della Lega: «Fatto bene, li diano in pasto ai criceti»</em>, &#8220;Il Gazzettino&#8221;, 23-1-2011.<br />
<a id="[88]"></a> <strong>[88]</strong> ARNALDO COLASANTI, <em>Novanta. Il conformismo della cultura italiana</em>, Roma, Fazi, 1996.<br />
<a id="[89]"></a> <strong>[89]</strong> Sulla lettura comparata: RINALDO RINALDI, <em>Aprire il libro. Esercizi di lettura comparata</em>, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2008; JOAQUÍN GARCÍA CARRASCO, <em>Leer en la cara y en el mundo</em>, Barcelona, Herder, 2007; ANTONIO PRETE, <em>Sulla letteratura comparata</em>, &#8220;Semicerchio&#8221; (1999), XX-XXI (99). </p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/12/12/il-caso-italiano/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/11/07/la-differenza-italiana/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>Leggibilità del mondo e stabilità del testo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Al cuore della modernità della esperienza di lettura stanno due capisaldi: l’idea della leggibilità del mondo[35] e quella della permanenza e stabilità del testo scritto.[36] Il primo, pur essendo stato formulato da Blumenberg all’interno della sua metaforologia, è molto di più di una metafora. La religione della lettura moderna riposa sul postulato della leggibilità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="giallo1418"></div>
<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri8.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri1" border="0"></p>
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<p>Al cuore della modernità della esperienza di lettura stanno due capisaldi: l’idea della <em>leggibilità del mondo</em><a href="#[35]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[35]</strong></span></a> e quella della <em>permanenza e stabilità del testo scritto</em>.<a href="#[36]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[36]</strong></span></a> Il primo, pur essendo stato formulato da Blumenberg all’interno della sua metaforologia, è molto di più di una metafora. La religione della lettura moderna riposa sul postulato della leggibilità del mondo, naturalmente una leggibilità progressiva, che si fa strada rischiarando le tenebre. E viceversa, naturalmente: il mondo è leggibile perché viene sfogliato come un libro, il libro rappresentando proprio “l’ossessione moderna e finalistica della identificazione tra un contenuto e la sua comunicazione”.<a href="#[37]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[37]</strong></span></a> La leggibilità del mondo rassicura sull’importanza della lettura, che acquisisce uno statuto quasi scientifico, basato sul rispecchiamento, e secolarizza una tradizione religiosa di origine ebraica ma comune a tutte le religioni della scrittura (che sono anche religioni della lettura) secondo cui Dio, per creare il mondo, “cercò consiglio nella Torah, lettera per lettera, parola per parola, frase per frase, libro per libro: creando il mondo nel leggere e leggendo nel creare il mondo”.<a href="#[38]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[38]</strong></span></a></p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/10/liquid-modernity.jpg" rel='lytebox[leggibilita-del-mondo-e-stabilita-del-testo]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/10/liquid-modernity-201x300.jpg" alt="" title="liquid modernity" width="201" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-6869" /></a>La secolarizzazione del principio di leggibilità determina la fine del suo carattere esoterico e iniziatico e lo rivolge potenzialmente a tutti i lettori. Ma la secolarizzazione trasferisce anche, con un’operazione tipica del moderno, il concetto dal campo religioso a quello tecnico. La tecnica si serve della lettura e la lettura diviene una tecnica per leggere il mondo e, va da sé, per assoggettarlo, controllando le oscure potenze naturali che lo abitano, dandogli un <em>senso</em>. La lettura diviene qualcosa di molto simile alla <em>traduzione</em> perché il suo compito è decifrare, nel libro della natura, quanto è utile all’uomo e al suo dominio.<a href="#[39]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[39]</strong></span></a> Il suo compito è “tradurre il mondo in un mondo per l’uomo”, e quindi “sopprimere la resistenza del mondo”.<a href="#[40]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[40]</strong></span></a> È chiaro che la concezione sottesa a questa visione <em>prensile</em> della lettura<a href="#[41]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[41]</strong></span></a> è quella della natura come utilizzabilità, come puro materiale al servizio dell’uomo.<a href="#[42]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[42]</strong></span></a> La leggibilità del mondo garantisce questo scopo.</p>
<p>Il secondo principio, quello della stabilità e “oggettività” del contenuto, può apparire come un semplice corollario, ma in realtà possiede una sua autonomia e, dal punto di vista filosofico, una sorta di priorità concettuale perché determina, appunto, la natura <em>oggettiva</em> di ciò che si legge. La modernità “solida” che, secondo la classificazione di Bauman, ha preceduto quella “liquida”,<a href="#[43]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[43]</strong></span></a> ha costruito intorno a questo fondamento la propria concezione della lettura, e basterebbe passare in rassegna un po’ di critica letteraria, da Ogden e Richards<a href="#[44]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[44]</strong></span></a> al formalismo e al new criticism<a href="#[45]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[45]</strong></span></a> a Eliot,<a href="#[46]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[46]</strong></span></a> a Pound,<a href="#[47]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[47]</strong></span></a> a Bloom,<a href="#[48]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[48]</strong></span></a> ecc. ecc., per averne la conferma. </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[35]"></a> <strong>[35]</strong> HANS BLUMENBERG, <em>La leggibilità del mondo</em>, Bologna, il Mulino, 1984.<br />
<a id="[36]"></a> <strong>[36]</strong> Si tratta di un fondamento antiplatonico comune a tutta la modernità (gli argomenti di Platone contro la scrittura sono tutti basati su una sorta di “evanescenza” dello scritto; per lui è piuttosto l’orale ad essere dotato di permanenza e di irreversibilità, proprio perché “scritto nell’anima”).<br />
<a id="[37]"></a> <strong>[37]</strong> ALESSANDRO DAL LAGO, <em>Il meta-libro di Bateson</em>, &#8220;Aut aut&#8221; (1992), 251(SET-OTT92), p. 29.<br />
<a id="[38]"></a> <strong>[38]</strong> ALMUT SH BRUCKSTEIN, <em>Il testo (in-)finito: midrash a margine della filosofia</em>, &#8220;Nuova Corrente&#8221; (2003), 50, p. 301.<br />
<a id="[39]"></a> <strong>[39]</strong> Su lettura e traduzione: HANS-GEORG GADAMER, <em>Leggere è come tradurre</em>, &#8220;Mondoperaio&#8221; (1988), 2, pp. 119-121; SUSANNA BASSO, <em>Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti</em>, Milano, Bruno Mondadori, 2010; OCTAVIO PAZ, <em>Passione e lettura</em>, Milano, Garzanti, 1990, p. 36.<br />
<a id="[40]"></a> <strong>[40]</strong> UMBERTO GALIMBERTI, <em>Psiche e techne. L&#8217;uomo nell&#8217;età della tecnica</em>, Milano, Feltrinelli, 1999, p. 635.<br />
<a id="[41]"></a> <strong>[41]</strong> Oggetto di una puntuale critica da parte dell’ecologia della lettura. Cfr.: LUCA FERRIERI, Introduction to the ethics and ecology of reading, &#8220;Information for Social Change&#8221;, 17, 30 (Summer 2010),&nbsp;<a href="http://libr.org/isc/" title="http://libr.org/isc/" target="_blank">http://libr.org/isc/</a>; Idem, Per un&#8217;ecologia della lettura, &#8220;Biblioteche Oggi&#8221;, VIII (1990), 4.<br />
<a id="[42]"></a> <strong>[42]</strong> GALIMBERTI, <em>Psiche e techne. L&#8217;uomo nell&#8217;età della tecnica</em>, cit. Le “moderne regole di lettura” neutralizzano la differenza tra superficie e profondità (p. 648) e quindi annullano anche la distinzione tra “una lettura «intensiva», che si confronta con un numero limitato di libri, fondata sull&#8217;ascolto e sulla memoria, riverente e rispettosa, e una lettura «estensiva», che consuma molti testi, che passa con disinvoltura dall&#8217;uno all&#8217;altro (ROGER CHARTIER, <em>L&#8217;ordine dei libri</em>, Milano, Il Saggiatore, 1994, p. 31). La distinzione è stata introdotta da Rolf Engelsing e criticata per l’eccessiva schematizzazione da ROBERT DARNTON, <em>Il grande massacro dei gatti e altri episodi della storia culturale francese</em>, Milano, Adelphi, 1988, p. 309 e segg.<br />
<a id="[43]"></a> <strong>[43]</strong> ZYGMUNT BAUMAN, <em>Modernità liquida</em>, Roma-Bari, Laterza, 2002.<br />
<a id="[44]"></a> <strong>[44]</strong> CHARLES KAY OGDEN e IVOR ARMSTRONG RICHARDS,<em> Il significato del significato; studio dell&#8217;influsso del linguaggio sul pensiero e della scienza del simbolismo</em>, Milano, Il Saggiatore, 1966.<br />
<a id="[45]"></a> <strong>[45]</strong> Che sostenne, ad esempio il metodo del close reading, della critica testuale ravvicinata, la cui prima istruzione dei lettura suona così “Leggi con una penna in mano e annota il testo” (PATRICIA KAIN, <em>How to Do a Close Reading</em>,&nbsp;<a href="http://www.fas.harvard.edu/~wricntr/documents/CloseReading.html" title="http://www.fas.harvard.edu/~wricntr/documents/CloseReading.html" target="_blank">http://www.fas.harvard.edu/~wricntr/docu&#8230;</a>; JAN VAN LOOY e JAN BAETENS, <em>Close reading new media : analyzing electronic literature</em>, Leuven, Leuven University Press, 2003; BRIDGET GELLERT LYONS, <em>Reading in an age of theory</em>, New Brunswick, N.J., Rutgers University Press, 1997; JULIAN WOLFREYS, <em>Readings. Acts of close reading in literary theory</em>, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2000).<br />
<a id="[46]"></a> <strong>[46]</strong> THOMAS STEARNS ELIOT, <em>Che cos&#8217;è un classico</em> (1945) in &#8220;Opere 1939-1962&#8243;, a cura di Roberto Sanesi, Milano, Bompiani, 1993.<br />
<a id="[47]"></a> <strong>[47]</strong> EZRA POUND, <em>Come bisogna leggere</em> in &#8220;Saggi letterari&#8221;, vol. 1957, Milano, Garzanti, 1957.<br />
<a id="[48]"></a> <strong>[48]</strong> HAROLD BLOOM, <em>Il canone occidentale. I libri e le scuole delle età</em>, Milano, Garzanti, 1996.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/10/18/lettura-e-modernita/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/10/18/la-soggettivita-della-lettura/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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		<title>Lettura e modernità</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucamaccarelli</dc:creator>
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Ciò che è andato in scena nel secolo dei lettori è una gigantomachia senza precedenti, in cui la modernità è cresciuta sempre più su di sé fino a dimenticare le sue stesse origini, fino a rovesciare la rivendicazione dell’autonomia nella vulnerabilità di una interdipendenza totale. Quella del lettore moderno è stata, da molti punti di [...]]]></description>
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<p><img src="http://www.portaletture.org/immagini/metropolitana_ferrieri7.jpg" usemap="#metropolitana_ferrieri1" border="0"></p>
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<p>Ciò che è andato in scena nel secolo dei lettori è una gigantomachia senza precedenti, in cui la modernità è cresciuta sempre più su di sé fino a dimenticare le sue stesse origini, fino a rovesciare la rivendicazione dell’autonomia nella vulnerabilità di una interdipendenza totale. Quella del lettore moderno è stata, da molti punti di vista, un’<em>irresistibile</em> ascesa, che ha segnato, come già si è accennato, punti incontrovertibili di non ritorno. D’altra parte il secolo è anche un secolo di macerie ed era impensabile che lo attraversasse completamente indenne anche la pratica della lettura, nonostante sia un’erba che cresce anche sulle rovine. Nell’ultima parte dell’intervento, e con il solo riferimento alla lettura elettronica e alla lettura dell’ebook, accennerò anche a quel che resta, all’alba del nuovo secolo, del lettore moderno.</p>
<p><a href="http://portaletture.org/files/2011/10/arthur-rimbaud.jpg" rel='lytebox[lettura-e-modernita]'><img src="http://portaletture.org/files/2011/10/arthur-rimbaud-150x150.jpg" alt="" title="arthur rimbaud" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-6866" /></a>Ciò che le due linee di lettura sopra abbozzate hanno declinato in modo diverso è proprio il rapporto con la modernità, pur essendone entrambe figlie più che legittime. La lettura emancipatoria promana direttamente dal motto di Rimbaud : &#8220;Il faut être absolument moderne&#8221;. Essa applica alla lettera il vangelo rivoluzionario della modernità. L’idea della rottura rispetto al passato risuona ad ogni inaugurazione di biblioteca popolare, nei gabinetti e nei caffè letterari, perfino nella scelta dei metodi di insegnamento della lettura, che diventa una specie di querelle tra gli antichi e i moderni. La valorizzazione sociale della conoscenza, la scolarizzazione come strumento per l’ingresso delle masse nella vita politica, l’idea che il potere e il mercato possano essere in qualche modo limitati dall’interno e piegati a uno sviluppo progressivo; l’importanza della costruzione del consenso; la secolarizzazione del “discorso della chiesa” sulla lettura con la marginalizzazione delle forme più plateali di censura e di controllo (ma anche con la interiorizzazione e occultamento di questi processi attraverso l’autocensura): sono tutte forme attraverso cui la lettura pianifica la grande espansione dei secoli XIX e XX. La lettura vorrebbe rappresentare “il meglio” della modernità: cerca di accogliere e di rappresentare proprio l’illuminismo e il principio di critica che sono alla base del moderno, rivolgendoli, fino a un certo punto, anche contro se stessi. “Non sono d’accordo su quello che leggi e su come leggi, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa leggere”, sembra essere il suo vangelo volterriano. Quello per cui Karen Dinesen, al secolo la baronessa von Blixen-Finecke, si impegnerà per alfabetizzare i piccoli Kikuyu ne <em>La mia Africa</em> lasciando però senza risposta la domanda del capo Kikuyu: “Gli inglesi sanno leggere. Sono diventati migliori per questo?”.<a href="#[34]"><span style="text-decoration: underline"><strong>[34]</strong></span></a></p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<a id="[34]"></a> <strong>[34]</strong> KAREN BLIXEN, <em>La mia Africa</em>, Milano, Feltrinelli, 1990. La battuta è presente nella versione cinematografica, regia di S. Pollack, produzione “A Universal Picture”, 1985.</p>
<p>&lt;&lt; <a href="http://portaletture.org/blog/2011/10/18/la-biblioteca-tra-offerta-egualitaria-e-piacere-privato/"><span style="text-decoration: underline">indietro</span></a> <a href="http://portaletture.org/blog/2011/10/18/leggibilita-del-mondo-e-stabilita-del-testo/"><span style="text-decoration: underline">avanti</span></a> &gt;&gt;</p>
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