Fantastiche Terre di Mezzo di Giuseppe Bartorilla

Pennac afferma che “leggere” non sopporta l’imperativo. Ma il bibliotecario (il mio mestiere), che non è editore, né scrittore o libraio, e neanche critico letterario, si trova obbligato, al cospetto di un giovane utente magari alto non più di una spanna del bancone, a declinare il fatidico verbo. L’uso del condizionale, in forma interrogativa (“Scusa, oggi leggeresti?”), può aiutare, ma poi deve necessariamente far seguito almeno un pronome interrogativo (che?) e un avverbio (come), per evitare il ritorno in pressing dell’imperativo.

Considerazioni sintattiche e grammaticali che rivelano quanto possa essere arduo promuovere letture tra le net-generazioni, specie quelle che si apprestano a entrare nei territori dell’adolescenza, ovvero tra coloro che per tendenza e statistica abbandonano il libro per consumare media apparentemente più leggeri, maneggevoli e meno faticosi come computer e consolle.

In uno scenario così articolato, i generi narrativi della letteratura per l’infanzia si offrono al giovane lettore come utili strumenti per creare seducenti percorsi di lettura, ritagliati sulle singole capacità di comprensione del testo e sui gusti narrativi più diversi, consentendo nel contempo agli adulti di promuovere il piacere del leggere in un contesto ludico, in cui poter smontare insieme ai ragazzi topoi e temi fondanti. Operazione di destrutturazione a cui può far seguito il riassemblaggio, canalizzando gli elementi della narrazione, attraverso la (ri)scrittura o il teatro, verso il vissuto quotidiano dei giovani lettori.

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