Obbedienza e Disobbedienza di Gianrico Carofiglio
E la sventurata rispose.
(Alessandro Manzoni, I promessi sposi)
Io non sono un professore, non sono neanche uno scrittore, ho qualche difficoltà quando vengo definito così, non già perché la cosa non mi piaccia, bensì perché ho difficoltà a crederci. Quando ero piccolo e mi chiedevano cosa volessi fare da grande dicevo: “Voglio fare lo scrittore e lo sceriffo”. Io faccio il pubblico ministero e quindi secondo l’impostazione di taluni farei qualcosa di simile allo sceriffo. Faccio il pubblico ministero da molti anni e lo do per scontato, mentre ho cominciato a scrivere da poco, pur avendolo desiderato per molto tempo. È per questo che credo di avere ancora qualche difficoltà a crederci.
Vorrei iniziare citando, pur non avendo una particolare predilezione per la psicanalisi, la teoria della sublimazione. La teoria della sublimazione spiega il funzionamento della creazione artistica, della ricerca scientifica, chiarendo come la pulsione originaria dello scienziato, dell’artista, dello scrittore sia una pulsione di tipo sessuale secondario o una pulsione aggressiva. Sostanzialmente una pulsione negativa che viene trasformata in qualcosa di socialmente accettabile. Quando ero piccolo, avevo due fondamentali pulsioni: la trasgressione compulsiva e sistematica di qualsiasi tipo di prescrizione (sublimata nel lavoro di pubblico ministero/sceriffo) e poi una tendenza intensa alla mitomania (sublimata nella scrittura di storie).
La prima pulsione spiega perché mi trovi più vicino alla disobbedienza e provi una forma sistematica di simpatia per i disobbedienti. La disobbedienza dunque riceve una particolare attenzione nella mia lista anche se non so quanto sia educativamente interessante. Va poi detto che il tema che tratto è molto vasto: obbedienza/disobbedienza è anche consapevolezza/inconsapevolezza, è in qualche modo anche identità/differenza. In ogni caso l’obbedienza è l’adeguarsi a un sistema di valori e la disobbedienza è cercare di superarlo per cercare di affermarne uno diverso, ritenuto superiore o migliore. Ancora un’osservazione: ho rinunciato a tanti altri testi, mi limito a dirne i titoli: I miserabili, Il giovane Holden, La lettera scarlatta, Il fu Mattia Pascal, Sulla strada, Follia, Tom Sawyer e Huckleberry Finn, La banalità del male, saggio straordinario sull’obbedienza e la disobbedienza. Ho poi rinunciato ai romanzi di Stephen King, primo tra tutti Stand by me, cui sicuramente deve molto Ammaniti con il suo Io non ho paura, che pure è un libro sulla disobbedienza.
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