L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht
Si racconta, a proposito della nascita delle arti marziali orientali, di come un medico giapponese alla ricerca di un metodo di combattimento invincibile avesse trascorso anni di studio senza riuscire a ottenere un’autentica soluzione perché alla fine era sempre il più forte, il più cattivo o il più dotato di armi a vincere. Un giorno guardava fuori dalla sua casa, vi era in corso una tempesta di neve e vedeva gli alberi, delle querce, i cui rami carichi di neve si spezzavano. Poi il suo sguardo si spostò sul salice piangente al bordo del lago e vide che quando il ramo si copriva un po’ di neve, cedeva, la neve cadeva e il ramo ritornava su.
È questa, a mio avviso, la forma più efficace per descrivere il senso della disobbedienza non già come opposizione a qualche cosa, ma come ricerca di un’alternativa.
Questo motivo lo ritroviamo nell’ Opera da tre soldi, dove obbedienza e disobbedienza si confondono. Mackie Messer, bandito con le sue regole, il suo mondo, la sua società di predoni, vive in perfetta simbiosi con le persone cosiddette “per bene” ed è socio del capo della polizia, Brown, con il quale mescola le sue aspirazioni antisociali.












