Antigone di Sofocle
Dalla disobbedienza passiva, in questo mio ideale percorso, si passa al tema del confine ambiguo tra obbedienza e disobbedienza. La scelta tra un sistema di valori e il rifiuto di un altro, il passaggio da un sistema di valori a un altro, superiore a volte, comunque diverso.
Capolavoro assoluto di tutto questo è Antigone di Sofocle che non tratta di obbedienza a qualcosa e di disobbedienza a qualcos’altro. L’Antigone parla della scelta del sistema di valori: Antigone disobbedisce senza un attimo di esitazione alle leggi della città e ai comandi di Creonte per obbedire alle leggi degli affetti. Nella voce del fidanzato di Antigone, Emone, figlio di Creonte, che parla con il padre cercando di ottenere clemenza per Antigone troviamo, poi, una metafora straordinaria sull’obbedienza e sulla disobbedienza che rimanda a una categoria del pensiero orientale e alla dialettica tra flessibilità e durezza.
“Quanti presumono di aver sempre ragione” dice Emone a Creonte “una volta scrutati a fondo rivelano il loro vuoto interiore, anzi fa onore a un uomo, per quanto saggio egli sia, continuare a imparare, senza chiudersi nell’ostinazione. Sai bene come, lungo i torrenti gonfiati dalle piene invernali, gli alberi che si piegano conservano i rami, mentre quelli che resistono finiscono divelti con tutte le radici, e parimenti il marinaio che tiene troppo tese le scotte senza mai allentarle, fa rovesciare l’imbarcazione e si trova a navigare a chiglia capovolta”.












