Straniero in terra straniera
Dopo dodici anni e 250 albi di “Satanik”, “Kriminal” e “Alan Ford” il disegnatore Roberto Raviola, che si firma Magnus, interrompe il sodalizio con lo sceneggiatore Max Bunker, per tentare il lancio de “Lo Sconosciuto”, una serie tutta sua. Il formato è esattamente quello dei tanti tascabili, neri o erotici, che riempiono le edicole italiane: 120 pagine con due vignette per tavola. L’albo, però, non potrebbe essere più diverso dai titoli a cui è affiancato nelle vetrine: in copertina, sotto il titolo, è raffigurato il protagonista, un anziano signore. L’uomo soffre a causa dei terribili incubi lasciatigli come cicatrici da una vita da mercenario e rinuncia al sesso facile offertogli da una bella donna. Il disegno è curatissimo e i ritmi del racconto, visti i vincoli imposti dal formato, sembrano quasi impossibili. Ogni episodio getta sguardi su altre piccole storie legate in qualche modo a intrighi più grandi, come fossero finestre sui luoghi più caldi del momento. L’erotismo, di cui la serie è ricca, è tanto esplicito da costituire una denuncia – con la tranquilla esposizione di peni eretti – nei confronti di una pornografia ipocrita, reazionaria e retriva: quella dei tascabili erotici mainstream. Anche la serialità de “Lo Sconosciuto” è anomala: si interrompe, in modo inaspettato, al sesto numero, con due pallottole nella pancia del protagonista.

Magnus, Lo sconosciuto: La fata dell’improvviso risveglio, da “Orient Expres” n. 21, maggio 1984
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