«Fare libri». Il lavoro in casa editrice, di Carlo Minoia

Elio Vittorini (a destra) e Alberto Mondadori (a sinistra) in redazione.
Durante una festa, una signora si ritrovò a conversare con un famoso editore e, tra una chiacchiera e l’altra, chiese all’interlocutore di che cosa si occupasse.
«Sono un editore.»
«Ah, che bello, quindi lei stampa i libri» disse soddisfatta.
«No, a quello pensa lo stampatore.»
«Be’, allora li scrive» riprovò la signora.
«In realtà, per quello ci sono gli autori.»
«Li corregge?» chiese titubante.
«No, lo fa il redattore.»
«Li vende?»
«Il libraio.»
«Li compone?»
«Il tipografo.»
«Non li conserva…»
«No, lo fa il bibliotecario.»
«Mi scusi» domandò perplessa la donna «ma allora lei che cosa fa?»
E l’uomo, laconico: «Io faccio l’editore».
E non è poco, perché quando un editore pubblica un libro, dà contributi fondamentali e di diverso genere, i più importanti dei quali sono:
• il finanziamento: la casa editrice si fa carico dei costi che è necessario sostenere per rendere possibile la pubblicazione del libro; si tratta di un investimento dal quale ci si aspetta un utile se il libro farà registrare un adeguato livello di vendite;
• l’apporto ideativo: si tratta di un contributo immateriale che riguarda tutte le operazioni e le scelte che, interagendo con l’autore e/o con il suo testo, incrementano il valore del prodotto finale;
• la produzione materiale del libro in un numero di copie tale da garantirne una adeguata diffusione;
• la promozione per informare il pubblico della sua esistenza e delle sue caratteristiche.
È impossibile elencare e descrivere tutti gli «interventi creativi» del lavoro editoriale e non si può procedere che a grandi linee. Per prima cosa va detto che un editore è creativo per il fatto stesso di esistere, cioè di creare un servizio di promozione della conoscenza, del sapere, della cultura. Senza editori la gran parte degli autori non avrebbe la possibilità di far conoscere i propri libri.
La casa editrice si prende carico del prodotto libro dall’inizio alla fine, mettendo a disposizione le diverse competenze necessarie affinché un semplice manoscritto (ma oggi è più facile che sia un file di word) risulti alla fine un volume. L’elenco è lungo, e va dal lettore che esprime il suo parere in merito all’opportunità di pubblicare il volume, al traduttore che lo «rende» in italiano, all’editor che si confronta con l’autore per eventuali interventi sul testo, al redattore che ne segue preparazione per la stampa, impaginazione e bozze, fino ad arrivare a chi si occuperà del risvolto e al grafico che realizzerà la copertina.
È molto difficile descrivere in breve i singoli passaggi, anche perché essi a volte si sovrappongono, a formare un insieme dai confini non sempre definiti, e c’è il rischio di semplificare troppo l’argomento. Ma se vi è una figura che può aiutarci a dare conto del lavoro editoriale e delle sue molte sfaccettature, quella è Elio Vittorini. Lo scrittore siciliano ha infatti lavorato per molte case editrici (Bompiani, Mondadori, Einaudi), svolgendo un po’ tutti i ruoli editoriali, da quello di lettore fino al direttore di collana. E allora chi meglio di lui può raccontarci i mestieri del libro? A cominciare dall’inizio, da come lo si sceglie.
[Tutti i documenti presentati in questo articolo provengono dall’archivio storico della Arnoldo Mondadori Editore, a eccezione del parere di lettura sul Gattopardo, che invece proviene dall’archivio Domenico Porzio. Entrambi gli archivi sono conservati da Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.]
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