La svastica sul sole di Philip K. Dick
Le prime due competenze riguardano la capacità di giocare e la dimestichezza con le simulazioni. Di solito la Rete e i videogiochi vengono additati come nemici dei libri. In realtà sul web e nella Playstation si trovano molto spesso ingredienti simili a quelli di un buon romanzo: grandi narrazioni e universi da esplorare in diretta, scoprendo le regole man mano che si procede, ricavando le istruzioni dall’esperienza, senza consultare l’apposito libretto. Anche molte conoscenze scientifiche si acquisiscono ormai attraverso la simulazione, grazie alla capacità di esplorare, interpretare, costruire mondi.
Alla stessa sfera di abilità fa riferimento anche la fan fiction, uno dei canali privilegiati per portare i ragazzi non soltanto a scrivere in Rete, ma anche a smontare i miti della cultura pop, a scoprirne i meccanismi, a rivoltarli come calzini nel caso contengano elementi non graditi, prendendone le distanze in modo creativo. Prima che uscissero gli episodi iniziali di Guerre stellari, migliaia di fan avevano cercato di immaginare le origini della saga. Ora migliaia di fan scrivono o filmano versioni alternative o complementari di Harry Potter, del Signore degli Anelli, di Matrix. Alla base di questi giochi, vere e proprie simulazioni narrative, c’è quella domanda che Gianni Rodari, nella sua Grammatica della fantasia, ha chiamato «ipotesi fantastica»: Che cosa succederebbe se?
Un interrogativo da cui sono nate alcune grandi creazioni letterarie del Novecento: «Che cosa succederebbe se un uomo si svegliasse trasformato in un immondo scarafaggio?». Il libro che vorrei consigliarvi per riflettere su queste due abilità non è però La metamorfosi di Kafka, ma L’uomo nell’alto castello, tradotto anche come La svastica sul sole, di Philip K. Dick, magnifico esempio di ucronia, in cui l’autore risponde alla domanda: «Che cosa sarebbe successo se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale?».




