Quando i «classici» vanno al cinema di Renata Gorgani

Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a
piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto leggere

Guerra e pace in venti minuti. Parlava della Russia.
Woody Allen

La storia della trasposizione di libri in film inizia con la nascita del cinema, o meglio del racconto cinematografico. Già nel primo decennio del Novecento, quando i film duravano pochi minuti, non era raro trovare qualche best seller dell’epoca riprodotto in pellicola. Il rapporto con la letteratura ha attraversato tutta la storia del cinema, e basta uno sguardo alla produzione attuale per constatare come sia ancora oggi molto presente: che si tratti della saga di Harry Potter o di quella di Narnia, dei Giorni dell’abbandono di Elena Ferrante o di Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia, un libro di successo di frequente dà origine a un film. Le ragioni principali non risiedono però nella rispondenza del regista al testo e a quanto vi viene raccontato, ma piuttosto in strategie di marketing, e anche nella comodità di avere a disposizione una storia già pronta e già collaudata presso il pubblico. Per questo i film tratti da recenti best seller, o comunque da libri appena usciti, si rivelano di solito meno interessanti rispetto a quelli che hanno come fonte un classico.

La trasposizione cinematografica di un classico della letteratura ha motivazioni diverse. Manca certamente l’aspetto dello sfruttamento di un successo, essendo il classico per sua natura un long seller e non un best seller (a parte alcune significative eccezioni), mentre permane senza dubbio l’idea di una storia in qualche modo già conosciuta, che possa incuriosire lo spettatore non tanto sul versante del «che cosa succede» quanto su quello del «come è stato messo in scena».

Realizzare un film tratto da un classico è una scommessa difficile. Se da un libro buono o mediocre si può trarre un film che, indipendentemente dal valore del libro, può essere più o meno apprezzabile, il confronto con il classico rischia di essere perdente in partenza. Come pensare che i film Guerra e pace, Il Gattopardo, Moby Dick o Pinocchio possano competere con il libro che li ha preceduti?

Il rapporto di un regista con un classico è di natura particolare: deriva da una vera e propria fascinazione, dalla certezza che in un testo c’è qualcosa, sul piano tematico o stilistico, che ha profonde affinità con il proprio cinema.

nota-bibliografica

1 comment to Quando i «classici» vanno al cinema di Renata Gorgani

  • CROCI CHIARA

    “Bianca come il latte rossa come il sangue” è un romanzo che racconta un anno di scuola e narra ciò che succede nella vita di un adolescente impaurito dalla morte. Esso si incentra sull’importanza del vivere pienamente la vita e scoprire il proprio sogno ponendo giuste domande per ottenerlo.

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