Il ragazzo prodigio di Mark Timlin
Chiudiamo con Fuori area. Il sottotitolo, Racconti UK di rabbia e passione, inquadra perfettamente il nocciolo della raccolta: il paradiso e l’inferno degli stadi britannici.
Il legame di fedeltà tra il tifoso e la propria squadra di calcio (benedetto dal merchandising) in Inghilterra ha un’intensità che altrove tocca raramente, e ha trovato in Febbre a 90° di Nick Hornby il suo manifesto programmatico. Il rovescio della medaglia è l’esasperazione dell’appartenenza, l’odio di branco degli hooligans, il disagio giovanile che cova soprattutto nelle periferie urbane e che trova nella violenza da stadio una valvola di sfogo.
Tra i narratori di Fuori area figura Irvine Welsh, l’autore scozzese di Trainspotting. Il suo racconto s’intitola La meglio cosa del calcio – intesa come le anfetamine che si calano i tre protagonisti e la musica che si sparano nelle orecchie per poter assistere alla partita completamente fatti.
Suggerisco comunque un racconto meno eccessivo: Il ragazzo prodigio di Mark Timlin. Stanley Stan the Man McNess è un calciatore diciannovenne diventato in pochi mesi una star. Da povero si ritrova di colpo ricco e famoso. Tutti i grandi club lo vogliono. Esempi del genere ne abbiamo anche da noi: milioni e celebrità che si abbattono su ragazzini non attrezzati per sopportarne il peso.
Una ragazza dice di aspettare un figlio da Stan. Lui nega. I fratelli della ragazza minacciano allora di spaccargli le gambe. Il club è molto preoccupato: se gli spezzano le gambe salta l’affare, e addio milioni. Così gli mette un guardaspalle alle calcagna…
Questa è la squadra. Sono rimasti fuori, tra gli altri, i raffinati Undici racconti sul calcio dello spagnolo Camilo José Cela. Un Nobel in panchina. Ma succede anche nel calcio: non sempre giocano i migliori.








