Paolo Interdonato passa parola sul fumetto ai tempi dell’amore
Descrivere le vastità dei racconti a fumetti che ruotano intorno all’amore non è semplicemente ambizioso. È impossibile. Il solo territorio altrettanto esteso è, ovviamente, quello della morte.
Non si può dimenticare, infatti, che lo sviluppo del fumetto industriale è avvenuto, tra il XIX e il XX secolo, sulla stampa periodica per attrarre, grazie al seducente potere delle immagini spesso colorate, masse sempre più vaste di lettori. La vocazione decisamente popolare di questa forma del racconto che mescola parole e immagini ha fatto sì che, negli anni delle origini e della formazione, le narrazioni ruotassero attorno a classi tipiche di protagonisti: i bambini, gli animali e – dal consolidarsi del fumetto avventuroso – gli eroi eternamente trentenni. Ed è stato proprio il “magnifico eroe”, con la sua prestanza fisica e il suo indomito coraggio, a divenire il ricettacolo principale delle tensioni erotiche e delle avventure rischiosamente letali. Anche perché raccontare, in fumetti destinati al pubblico più vasto, animali e bambini carichi di pulsioni verso amore e morte sarebbe apparso, agli occhi dei lettori, osceno e, conseguentemente, censurabile.
Ed è interessante come, proprio mantenendo un saldo equilibrio tra candore e pudore, il fumetto popolare e di consumo (uso questa semplificazione, per distinguerlo dai prodotti di ricerca o più esplicitamente rivolti a un pubblico “adulto”) sia riuscito, nel tempo, a esprimere storie d’amore capaci di pungolare lettori diversissimi per età, estrazione sociale e formazione.
Dagli anni sessanta, la presenza di avanguardie, ospitate da pubblicazioni meno visibili per le quali la sopravvivenza non dipendeva unicamente dal numero di copie vendute, ha consentito l’emergere di sesso e violenza su canali meno controllabili. I semi gettati da queste pubblicazioni, emerse con forme diverse (sotterranee, autoprodotte, distribuite utilizzando canali alternativi a quelli della normale editoria), hanno poi investito anche le pubblicazioni mainstream, causando un’evoluzione delle forme e dei contenuti.
Se, appunto, non è possibile neanche ambire alla mappatura del vastissimo territorio del fumetto d’amore, si può forse tentare di tracciare un itinerario: una proposta semplice, da viaggio organizzato, capace di connettere il fumetto industriale degli esordi ad alcune proposte più recenti e più elitarie (spesso solo nel formato di pubblicazione). Evidentemente, il tour operator ha esigenze di massimizzazione degli investimenti e di contenimento dei costi, e forse i suoi obiettivi non sono sempre trasparenti: potrebbe aver preso precedenti accordi con venditori e negozianti. Ed è anche vero che con un po’ di fatica si potrebbe pianificare una sequenza di tappe più divertente (e molto più vicina alle esigenze individuali). Ma quanto è piacevole lasciarsi andare, assecondando le scelte altrui, senza perdere il gusto della critica distruttiva.















