Tina Porcelli. Libri da vedere

Intro o titoli di testa

Booktrailer, book short, animated trailer, book promo. Chiamateli come preferite, il risultato non cambia. Sono spot per pubblicizzare e promuovere libri. Brevi video commerciali sul modello dei trailer cinematografici progettati per indurre alla lettura grazie alle immagini, al suono e agli effetti speciali. Si parte dalla teoria che il libro potrebbe migliorare le sue vendite se trattato alla pari di un qualsiasi prodotto di consumo e si punta a un impatto seduttivo nei confronti del fruitore, principalmente visivo ed emotivo.

In particolare, i booktrailer nascono per invogliare all’acquisto un pubblico differente da quello a cui si rivolge la tradizionale comunicazione editoriale. Un target in prevalenza giovane, particolarmente difficile e sfuggente, che non legge giornali e riviste, tanto meno le pagine culturali. Conoscitore dell’iPod e del videofonino, usa internet per informarsi ed è a proprio agio con il linguaggio per immagini degli spot e dei videoclip più che con la critica letteraria. Se un booktrailer è coinvolgente, l’utente desidererà farne partecipe la sua cerchia di abituali contatti, finirà per scaricarlo sul proprio pc inviandolo ad amici e a conoscenti, alla propria lista e-mail o sms, attuando un vero e proprio passaparola telematico. Il booktrailer finirebbe per diffondersi capillarmente come un virus, con costi promozionali decisamente contenuti per le case editrici che da sempre devono fare i conti con l’esiguità delle risorse economiche.

L’idea nasce in America a metà degli anni Novanta, seguita a ruota da Canada, Olanda, Gran Bretagna e Germania. In Italia gli spot dei libri hanno cominciato a diffondersi solo negli ultimi cinque-sei anni. Più prudenti i grandi editori che, pur osservando con interesse cosa succede nel mercato della promozione libraria, hanno continuato a prediligere i canali pubblicitari tradizionali (recensioni, pagine culturali dei quotidiani, ecc.). Sono state le medie e piccole case editrici a scommettere sui booktrailer, sfruttando le numerose potenzialità della rete.

In un articolo di Carlo Feltrinelli comparso sul supplemento «Tuttolibri» di La Stampa (12 maggio 2007), l’editore lodava la neofita iniziativa promozionale ma sollevava una perplessità legittima: chi paga i costi dello spot?

La soluzione sta nel medium.

Si dice che il futuro del cinema sarà digitale: su internet o nei dvd. Nonché nelle produzioni low cost. Ed è grazie alle economiche tecnologie digitali se i booktrailer costano molto meno rispetto agli spot televisivi, anche perché a realizzarli sono giovani autori retribuiti con compensi più bassi di quelli normalmente previsti per un prodotto pubblicitario audiovisivo. Queste nuove tecnologie sono alla portata di molte più persone rispetto alla ristretta cerchia di addetti ai lavori del prodotto cinematografico o televisivo e, viste le potenzialità in fieri della rete, aprono ai registi maggiori possibilità di sperimentazione e di creatività. Che avesse ragione un personaggio della nota serie televisiva Dark Angel quando dichiarava:

«Il linguaggio è anacronistico. Vorrei tanto parlare in digitale»

nota-bibliografica

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