Elisabetta Rasy passa parola su Amore
Ci sono tanti libri e altrettanti lettori. Ognuno ha un suo sentimento della lettura: c’è il lettore sistematico, c’è il lettore tassonomico, c’è il lettore di classici, il lettore di testi contemporanei, il lettore coerente, il lettore selettivo. Io sono una lettrice babelica, molto umorale e sentimentale. Conservo i tratti della lettrice adolescenziale: sono alla continua ricerca di tracce di emozioni, di immagini suscitatrici e rivelative, di figure che toccano. Per questa ragione quello che vi propongo non è tanto un percorso di lettura quanto piuttosto una tela di ragno, con la speranza che qualche ragazzo vi caschi dentro.
Da tempo riflettevo sull’analfabetismo dei giovani in fatto d’amore. Ci pensavo perché ero rimasta molto colpita da una serie di delitti che si sono succeduti a distanza ravvicinata. Mi è venuto in mente, leggendo questi casi sconfortanti, un libro di James Hillman intitolato Le storie che curano. In questo libro Hillman, rimandando alla sua esperienza clinica, dice che i pazienti che facevano progressi più in fretta o che erano più sensibili alla terapia e alla cura analitica, erano quelli che avevano letto più libri, e in particolare più libri di letteratura, perché la lettura dei libri di letteratura aveva alfabetizzato i loro sentimenti. La letteratura può dunque costituire un rimedio contro l’analfabetismo sentimentale.
Il sentimento rispetto al quale gli adolescenti sono più analfabeti è l’amore. Le ragioni sono diverse. Credo che i giovani di oggi siano stretti in una tenaglia. Siano serrati tra un’estrema permissività che si riscontra anche nel linguaggio verbale, nel quale quelli che un tempo erano termini della lascivia e dell’osceno sono diventati termini per reclamizzare un orologio, e un eccesso di pedagogia, di manualistica, di rassicurazione psicologica. Esistono innumerevoli manuali, decaloghi, regole di comportamento che mirano a far tenere sotto controllo i propri sentimenti. Questi testi, un po’ scherzosi, un po’ seri, danno l’illusione che ubbidendo a determinate regole si abbia in pugno ogni questione sentimentale.
Queste le premesse. Va poi detto che l’amore è il più culturale dei sentimenti, e dunque la scelta dei testi non poteva che toccare tempi, autori, stili tra loro molto differenti, ma seguendo i più diversi criteri. Io ho fatto ricorso alla mia biblioteca della memoria e ho lasciato che venisse in superficie, in maniera se volete un po’ caotica, una specie di ragnatela di testi. Non so dare delle grandi giustificazioni della scelta se non una: volevo che ci fossero delle situazioni diverse e che fossero rappresentati i vari volti dell’amore.











