Zio Paperone e la stella del Polo di Carl Barks
Anche Zio Paperone è un emigrante: viene dall’Irlanda come denuncia chiaramente il suo cognome in originale (De’ Paperoni è la traduzione McDuck). Ed è anche un animale antropomorfo, proprio come Krazy, Ignatz e Offisa Pup. Un papero che rappresenta un terribile difetto umano – un peccato capitale, addirittura: l’avarizia – e che accumula instancabilmente denaro, dal 1947. Il più anziano dei paperi disneyani è stato infatti inventato, in quell’anno, da Carl Barks per Natale sul Monte Orso, una storia in cui mescolare influenze diverse. Un personaggio usa e getta di quelli che gli autori di prodotti seriali abbozzano rapidamente, accumulando e sperperando idee. Un vecchio papero ispirato tanto a Ebenezer Scrooge, protagonista del Canto di Natale di Dickens, quanto al cittadino Kane di Quarto potere (e, indirettamente, al miliardario Howard Hugues, arroccato nella sua inviolabile fortezza della solitudine, tra cumuli di kleenex usati). Un animo duro e poroso come pomice che, dopo la prima apparizione, si rifiuta di abbandonare i nipoti ritrovati e diventa il beniamino del suo pubblico e del suo autore.
È subito evidente che l’aridità del miliardario non conceda spazio agli affetti. A stento riescono a stargli vicini i nipoti e compagni di avventura, figurarsi quanto spazio e tempo il vecchio papero possa dedicare all’amore.
Stupisce, allora, Zio Paperone e la stella del Polo, episodio datato marzo 1953. Una storia in cui il ricco papero, il “self made duck”, mostra una fallibilità inspiegabilmente umana. La memoria cede, vittima di un morbo di Alzheimer disneyzzato in “svitatorum rotellorum”. Una cura magica e infallibile permette al miliardario di recuperare ricordi persi nei recessi del tempo. E durante questa riconquista del passato, col pensiero, zio Paperone torna a quando, cinquant’anni prima, cercava oro nel Klondike e ricorda che Doretta Doremi ha un debito con lui.
Ed è la voglia di riscuotere denaro a spingere il miliardario sulle tracce di questa figura femminile cancellata dalla memoria. Ma le vite dei paperi non sono mai semplici e Paperone e Doretta hanno sulle piume le ferite del tempo e di un amore che non ha mai trovato soddisfazione. Una storia meravigliosa, tra le più grandi di Carl Barks, il più grande autore disneyano, che è stata mutilata per molti anni. I direttori della Western, casa editrice che aveva la concessione dei personaggi Disney per gli albi a fumetti, decisero di non accollarsi rischi e censurarono la sequenza che chiariva le motivazioni dei personaggi. Sono occorsi oltre trent’anni perché quelle pagine fossero ripristinate. Oggi sappiamo che Doretta era una poco di buono, una ballerina da saloon, probabilmente una prostituta, capace di derubare il cercatore d’oro Paperone dei frutti del suo lavoro. Sappiamo anche che le reazioni del futuro miliardario potevano essere assai violente. Abbiamo scoperto che Paperone, per farsi ripagare dei danni prodottigli dal furto, aveva rapito Doretta e l’aveva costretta, per un mese, a lavori forzati presso il proprio accampamento. Una convivenza coatta che ha lasciato tracce.
Sono cose che, nonostante l’attacco di “svitatorum rotellorum”, si possono depositare sul fondo di un cuore d’oro.















