Pascin di Joann Sfar

Joann Sfar è un incontinente. È nato a Nizza il 28 agosto 1971 e ha esordito nel fumetto ventitré anni dopo. Da allora ha firmato oltre 120 libri. Un narratore impetuoso e irrefrenabile di quelli che la lingua francese sa donare a noi lettori seriali. Una sorta di Georges Simenon del fumetto, capace di affiancare alla impressionante mole di pagine una qualità media altissima, con vette che hanno spesso segnato il fumetto degli ultimi dieci anni.

Nonostante le narrazioni di Sfar siano perennemente in equilibrio tra istinto e mestiere, l’autore vive il racconto a fumetti come una forma di scrittura che può (e deve) procedere per accumulo di improvvisazioni e in assenza di quella strutturazione del racconto resa obbligatoria dai formati standard. È infatti impossibile affrontare un racconto che soddisfi autore e lettori e si esaurisca in un numero di pagine dato (e magari con una gabbia della pagina fissata dall’editore) senza aver predisposto prima un’accurata sceneggiatura, una minuziosa scaletta degli eventi e dei dialoghi che devono svilupparsi in ogni vignetta e in ciascuna pagina.

Sfar però, come dicevo, è un incontinente. Un affabulatore, spesso istintivo, capace di affastellare racconti in caduta libera, inchiodando il suo lettore alla pagina. E una gabbia così rigida rischia di andargli stretta. Il suo amore per il racconto e per il disegno lo induce a non posare mai la penna. Infatti, tiene sempre con sé dei taccuini su cui appuntare gli eventi della propria vita. E questo disegno-scrittura intimo, che prima era una palestra del racconto, un allenamento del disegno e un esercizio di resistenza umana, si è trasformato, negli anni, in un’impresa editoriale che ha portato l’autore alla pubblicazione di numerosi carnet con un numero di pagine variabile (da poco più di 100 a quasi 900).

Altra palestra in cui pubblicare i suoi lavori più personali (e, proprio per questo, più istintivi) è stata, per molti anni, l’Association, casa editrice nata nel 1990, dall’associazione cooperativa di un nucleo di fumettisti con molto da dire e poco spazio – soprattutto commerciale – per farlo. Proprio per questa etichetta in odor di autoproduzione, Sfar ha realizzato una serie di albi sottili per raccontare una biografia inventata del pittore Julius Pinkas, detto Pascin. E questa invenzione narrativa, che abusa di dati storici e biografici, dice tantissimo del lavoro di Sfar, trasformandosi in una spericolata dichiarazione d’amore per i corpi, per la vita e per il disegno, come strumento di possesso fisico e sessuato.

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