Amore – La letteratura come rimedio all’analfabetismo sentimentale

Ci sono tanti libri e altrettanti lettori. Ognuno ha un suo sentimento della lettura: c’è il lettore sistematico, c’è il lettore tassonomico, c’è il lettore di classici, il lettore di testi contemporanei, il lettore coerente, il lettore selettivo. Io sono una lettrice babelica, molto umorale e sentimentale. Conservo i tratti della lettrice adolescenziale: sono alla continua ricerca di tracce di emozioni, di immagini suscitatrici e rivelative, di figure che toccano. Per questa ragione quello che vi propongo non è tanto un percorso di lettura quanto piuttosto una tela di ragno, con la speranza che qualche ragazzo vi caschi dentro.

Da tempo riflettevo sull’analfabetismo dei giovani in fatto d’amore.Ci pensavo perché ero rimasta molto colpita da una serie di delitti che si sono succeduti a distanza ravvicinata e in cui dei ragazzi ammazzavano delle loro coetanee: era per così dire un’inversione di tendenza, cioè era l’uomo ad uccidere. Mi è venuto in mente, leggendo questi casi sconfortanti, un libro di James Hillman intitolato Le storie che curano. In questo libro Hillman, rimandando alla sua esperienza clinica, dice che i pazienti che facevano progressi più in fretta o che erano più sensibili alla terapia e alla cura analitica, erano quelli che avevano letto più libri, e in particolare più libri di letteratura, perché la lettura dei libri di letteratura aveva alfabetizzato i loro sentimenti. La letteratura può dunque costituire un rimedio contro l’analfabetismo sentimentale.

Il sentimento rispetto al quale gli adolescenti sono più analfabeti è l’amore. Le ragioni sono diverse. Credo che i giovani di oggi siano stretti in una tenaglia. Siano serrati tra un’estrema permissività che si riscontra anche nel linguaggio verbale, nel quale quelli che un tempo erano termini della lascivia e dell’osceno sono diventati termini per reclamizzare un orologio, e un eccesso di pedagogia, di manualistica, di rassicurazione psicologica. Esistono innumerevoli manuali, decaloghi, regole di comportamento che mirano a far tenere sotto controllo i propri sentimenti. Questi testi, un po’ scherzosi, un po’ seri, danno l’illusione che ubbidendo a determinate regole si abbia in pugno ogni questione sentimentale.

Queste le premesse. Va poi detto che l’amore è il più culturale dei sentimenti, e dunque la scelta dei testi non poteva che toccare tempi, autori, stili tra loro molto differenti, ma seguendo i più diversi criteri. Si poteva, ad esempio, seguire un canone cronologico e mostrare alcuni personaggi fondamentali: Elena, Otello,Werther, la Salomè di Wilde, le diverse femmes fatales e attraverso queste figure ricostruire l’amore regale, l’amore cortese, l’amore romantico, l’amore decadente. Si poteva altresì optare per un canone tematico e parlare dell’amore altruistico, geloso, possessivo, devoto, ecc. Io ho scartato queste ipotesi perché ho fatto ricorso alla mia biblioteca della memoria e ho lasciato che venisse in superficie, in maniera se volete un po’ caotica, una specie di ragnatela di testi. Non so dare delle grandi giustificazioni della scelta se non una: volevo che ci fossero delle situazioni diverse e che fossero rappresentati i vari volti dell’amore. Desideravo costruire una “antipedagogia amorosa”, fare una sorta di catalogo omeopatico in cui la malattia fosse curata con i princìpi stessi della malattia. Così mi premeva che ci si rendesse conto come quella cosa terribile che è la scoperta del sesso, l’impatto del sesso sotto la grande spinta ormonale della pubertà e dell’adolescenza, abbia una lunga storia alle spalle e perciò ho cominciato con l’esplicito e diretto Catullo.

nota-bibliografica

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